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Come scrivere un progetto: ecco la guida completa

Vorresti partecipare ad un bando, oppure proporre una tua idea ad un ente pubblico o privato, ma non hai idea di come scrivere un progetto?

Magari legato a sport e università, piuttosto che in partnership con una scuola, un’ambasciata, un Comune, dei musei o altro?

Allora non preoccuparti, perché hai trovato una guida completa che ti aiuterà a capire come fare un progetto e come presentarlo. 

In questo articolo, infatti, ti daremo tutte le informazioni utili del caso.

Se vuoi saperne di più, iniziamo subito a fornirti tutte le dritte di cui hai bisogno, cercando anche di fare qualche pratico esempio di presentazione di un progetto efficace.

Scrittura progetto: come si fa

Prima di tutto, per capire come scrivere un progetto, occorre identificarne l’ambito specifico. Un conto è come scrivere un progetto culturale o artistico, un altro è come scrivere un progetto di lavoro o sociale e via dicendo. Nei prossimi paragrafi cercheremo anche di capire meglio queste differenze.

La stesura di un progetto passo per passo

Perché è importante sapere come scrivere un progetto? La risposta è molto semplice: perché oggi, dal mercato privato al terzo settore, la realizzazione di un obiettivo passa proprio da lì.

Ormai le aziende, le istituzioni, le associazioni o le fondazioni, svolgono tutte la propria attività, o finanziano quelle di terzi, attraverso la predisposizione e il rispetto di progetti.

I primi passi per la stesura progetto, sono quelli di:

  1. Individuare le finalità. Ovvero dichiarare in maniera chiara e sintetica le motivazioni che spingono te e/o la tua organizzazione a voler intraprendere una determinata attività attraverso il progetto in essere. Naturalmente queste cambiano in base alla natura del progetto e del soggetto proponente;
  2. Fissare gli obiettivi. Volti a concretizzare le finalità precedentemente individuate. Essi vanno perseguiti anche in relazione all’analisi del contesto in cui si svolgerà l’attività;
  3. Analizzare il contesto (o il mercato) e gli eventuali competitor. In modo da avere un quadro delineato su come sviluppare una strategia;
  4. Individuare il target di riferimento, quindi i soggetti ai quali si rivolge il progetto;
  5. Sviluppare una strategia, sulla base degli elementi acquisiti grazie ai passaggi precedenti;
  6. Stabilire un cronoprogramma delle attività e delle fasi di sviluppo;
  7. Predisporre azioni di monitoraggio e valutazione, per constatare progressi o lacune del progetto nel tempo;
  8. Delineare la pianificazione economica per la realizzazione del progetto.

Gli ultimi tre punti non sono assolutamente da sottovalutare, come invece spesso accade. Essi sono indispensabili per garantire la buona riuscita dell’intera attività progettuale. Non basta sapere come scrivere un progetto se poi non si sa controllare, indirizzare e realizzare.

Uno dei metodi migliori di pianificazione e monitoraggio dei costi e dei tempi relativi al progetto è senza dubbio il cosiddetto “diagramma di Gantt”.

Progetto aziendale: come scrivere un business plan

scrittura progettoIn molti sono in grado di avere ottime idee imprenditoriali, ma solo in pochi di realizzarle. Per raggiungere il traguardo del secondo step, concretizzando una tua intuizione, devi necessariamente passare per un’organizzazione impeccabile e per le vie formali: mettere la tua idea nero su bianco e trovare il modo di svilupparla concretamente. Se rimane solo nella tua testa, difficilmente avrà successo o attirerà clienti o finanziatori.

E per fare questo, devi inevitabilmente riuscire a comprendere come scrivere un progetto e come si fa un business plan.

Quest’ultimo deve essere parte integrante dell’idea progettuale, proprio perché può dare certezze sulla bontà del progetto stesso ad eventuali investitori. Inoltre, deve essere coerente con la vision, la mission e i valori fondanti specificati nel progetto, di cui deve farsi garante.

Scrivere un progetto di marketing, con tanto di business plan, deve inoltre mettere in evidenza le sue peculiarità e i propri segni distintivi. Compresi il nome, la tipologia di gruppo o società che si occuperà di svolgere l’attività, il logo del marchio e come si intende far conoscere il brand, l’indicazione delle sedi o comunque dei luoghi in cui l’attività si svilupperà. E, soprattutto, un conto economico ipotizzato sulle uscite e le aspettative di entrata.

Progetto culturale: come presentarlo

Andiamo adesso a vedere, invece, come scrivere un progetto artistico o culturale nel dettaglio.

In questo caso è necessario specificare la tipologia specifica del progetto, evidenziando cosa lo contestualizza dal punto vista culturale.  Ad esempio se si tratta di un progetto di ricerca, di promozione del territorio o di un tipo di arte o storia, di formazione o altro.

Inoltre, oltre a rispettare i punti di cui abbiamo già parlato, dall’individuazione delle le finalità e degli obiettivi all’individuazione di target, tempi e budget, vanno definiti eventuali partner. Quest’ultimo è non è un dettaglio da poco e, anche se può valere per altri tipi di progetti, in quelli culturali e sociali assume un’importanza particolarmente rilevante.

In particolare, ai fini della vincita di un bando, sono generalmente tenuti in grande considerazione le collaborazioni e le cooperazioni con enti e istituzioni locali, nazionali e internazionali. Non necessariamente partenariati basati su sostentamenti economici, ma soprattutto dal punto di vista dell’interscambio di competenze e come garanzia di affidabilità.

Un altro aspetto importante da sapere è che , specialmente in ambito europeo, sempre più spesso la presentazione dei progetti viene effettuata via internet. Potresti dunque progettare online la tua idea.

Ma, soprattutto, è sconsigliabile ridursi troppo a ridosso della scadenza dei bandi per l’inserimento dei progetti, in quanto il rischio che il sistema vada in sovraccarico potrebbe anche vanificare tutto il lavoro fatto.

Fac simile presentazione progetto

Più avanti parleremo di bandi locali. Ma per iniziare, prendiamo inizialmente in esame un modello di progetto europeo.

Generalmente ci si trova difronte ad una tabella, nella quale vanno inseriti:

  1. Nome del progetto (o acronimo);
  2. Dati del proponente, coordinatore o leader. Ovvero nome, ragione sociale, settore di attività, eventuale breve descrizione della ditta
  3. Programma europeo al quale si partecipa. Altrimenti, se non necessario o ancora individuato, il settore di riferimento del progetto;
  4. Breve descrizione del progetto, comprensiva di obiettivi generali e specifici che evidenzino la sua dimensione europea, risultati attesi e descrizione delle attività di progetto in correlazione ad un obiettivo specifico;
  5. Durata del progetto espressa solitamente in mesi;
  6. Aspetti finanziari, quindi i costi totali necessari alla realizzazione del progetto;
  7. Partenariati. Per indicare eventuali partnership e collaborazioni con altri soggetti.

In riferimento all’ultimo punto, va sottolineato come le istituzioni e programmi di respiro europeo, tendono quasi sempre a privilegiare partenariati a lungo termine.

Come presentare un progetto al Comune

Il Comune di Bari, così come altri, dispone di una sezione del proprio sito internet dedicato alla pubblicazione dei bandi di gara da esso emanati.

Quale modo migliore per verificare se hai imparato come scrivere un progetto? La loro natura può essere diversa fra loro, potendo riguardare tutti i settori di interesse per l’amministrazione della Città. Pertanto potresti misurarti, ad esempio, su come scrivere un progetto per le scuole piuttosto che su come scrivere un progetto sociale e via dicendo.

E con questo, siamo giunti alla conclusione della nostra guida. Non ci rimane che augurarti buona progettazione.

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Indovinelli pensiero laterale: i giochi che stimolano la creatività

Stai cercando informazioni e soluzioni su indovinelli pensiero laterale e simili?

Buon per te, perché questo significa che stai leggendo l’articolo giusto.

In questa guida, infatti, ti proporremo tantissimi giochi di pensiero laterale di ogni tipo e grado di difficoltà. Dagli indovinelli per bambini agli indovinelli difficili con soluzioni.

Ovviamente, partiremo dalle basi, raccontandoti come nasce e su cosa si fonda la teoria che sta alla base di questi veri e propri enigmi di logica.

Procederemo dunque per punti, un po’ come quando si fanno delle mappe concettuali. Strumenti che torneranno utili più avanti.

Curioso di cominciare? Bene, allora non perdiamo tempo e iniziamo subito.

Il pensiero laterale: tutto ciò che devi sapere

Prima di imparare a risolvere gli indovinelli pensiero laterale efficacemente, cerchiamo di capire di cosa si tratta, quali logiche si celano dietro e a cosa servono. Dopodiché vedremo degli esempi concreti: prova a risolverli e se ci prendi gusto cercane sempre di nuovi. Diversi test con enigmi del pensiero laterale pdf e online sono rintracciabili sul web. Buon divertimento.

Pensiero laterale cos’è

Il pensiero laterale è una tecnica particolare di risoluzione di problemi di logica, basata sull’osservazione dello stesso sotto diverse angolazioni e non unicamente su quella apparentemente più ovvia.

La logica laterale, dunque, è contrapposta alla logica sequenziale della soluzione diretta della questione.

Si tratta di un principio più simile, invece, al pensiero divergente. Quest’ultimo, infatti, consiste nella capacità di ipotizzare una serie di possibili soluzioni alternative ai problemi. Per fare ciò è quindi necessario non fermarsi alle apparenze e non giungere a conclusioni affrettate. Piuttosto esiste un legame molto stretto tra creatività e pensiero divergente.

Lo stesso rapporto è valido per creatività e pensiero laterale. 

In sintesi, possiamo affermare che le modalità di soluzione dei problemi, legate ad un approccio di pensiero laterale, si sviluppano:

  • Guardando oltre quello che inizialmente appare come l’unica verità possibile;
  • Cercando elementi, idee, intuizioni, spunti fuori dal dominio di conoscenza e dalla rigida catena logica.

Inoltre, va anche specificato che è possibile distinguere tra diverse varianti di pensiero laterale. Ad esempio:

  1. Problemi situazione. Basati su situazioni paradossali che richiedono spiegazioni illuminante;
  2. Pensiero laterale realistico. Basato su situazioni paradossali, ma che potrebbero anche accadere nel mondo reale;
  3. Pensiero laterale surreale. Basato su situazioni paradossali difficilmente verificabili nel mondo reale o che sono caratterizzati da ingannevoli giochi di parole;
  4. Pensiero laterale e matematica. Basato naturalmente su problemi matematici.

Per facilitare questi processi di pensiero, riuscendo ad abbinare ipotesi creative e conoscenze reali appurate, può tornare utile l’utilizzo di solution map, mappe creative e mentali.

Storie pensiero laterale: Edward De Bono

A coniare il neologismo “pensiero laterale” è stato lo scrittore e insegnante maltese Edward De Bono. Termine poi riconosciuto anche dal New English Dictionary on Historical Principles, storico dizionario della lingua inglese antica e moderna. Quindi se cerchi soluzioni, il signore degli enigmi è lui. Colui dal quale nasce il filone di pensiero che porta a sviluppare questi particolari giochi di pensiero.

Lo scrittore maltese, inoltre, è anche l’ideatore del Programma di Pensiero CoRT per le scuole, il più utilizzato a livello internazionale. Le opere principali di De Bono sono la sua descrizione sul comportamento della rete nervosa del cervello in quanto sistema auto-organizzato, racchiusa nel suo libro Il Meccanismo della Mente, che ha modellato la sua metodologia del pensiero. Ma per capire davvero come risolvere gli enigmi del pensiero laterale il libro perfetto è il suo: Creatività e pensiero laterale.

Risolvi l’indovinello

giochi di pensiero laterale

Un rompicapo pensiero laterale tra i più noti è quello ambientato in un bar in cui un uomo entra e chiede un bicchiere d’acqua. Il barista, dopo averlo fissato per qualche secondo, si abbassa per prendere qualcosa sotto il bancone. Improvvisamente tira fuori una pistola, puntandola verso il cliente minacciando di aprire il fuoco. L’uomo a quel punto ringrazia il barista e se ne va. Perché?

La soluzione di questo e dei prossimi esempi le trovi nel paragrafo successivo. Proseguiamo, infatti, con altri indovinelli con soluzioni.

Un altro tra gli indovinelli pensiero laterale più utilizzati è quello dei tre interruttori e dell’elettricista pigro. Questo è ambientato in 2 stanze.

  1. La prima stanza è chiusa e al suo interno si trova una lampadina ad incandescenza;
  2. Nella seconda stanza, da cui la prima non è direttamente visibile, ci sono tre interruttori. Solo uno di questi interruttori accende la lampadina.

Mentre le condizioni di partenza son le seguenti:

  • La lampadina è spenta;
  • I 3 interruttori sono posizionati su OFF e possono essere azionati a proprio piacimento;
  • È possibile entrare nella prima stanza chiusa, per verificare lo stato della lampadina, una volta soltanto.

A questo punto, come si fa a capire qual è l’interruttore giusto per accendere la lampadina?

Con questo siamo nel campo degli indovinelli pensiero laterale difficili. Alcuni propongono un’altra versione, che comprende una variante: 4 interruttori nella medesima situazione.

Pensi di aver individuato le risposte corrette? Bene, tra poco potrai verificarlo.

Prima, ecco un altro esempio: 5 persone, più precisamente 4 uomini e una donna, percorrono lentamente una strada senza traffico, finché non comincia a piovere e, mentre gli uomini iniziano a correre per mettersi al riparo, la donna rimane ferma. Essa arriva comunque a destinazione insieme agli altri e, soprattutto, asciutta. Di che colore sono i pantaloni degli uomini?

Soluzioni indovinelli

Ed ecco le soluzioni ai tre indovinelli pensiero laterale che ti abbiamo appena proposto come esempi.

L’uomo entrato nel bar aveva chiesto un bicchiere d’acqua perché aveva il singhiozzo. Il barista, puntandogli improvvisamente la pistola contro, voleva spaventarlo per farglielo passare, ottenendo un effetto ancora più efficace del semplice bicchiere d’acqua.

Per quanto riguarda invece il gioco di indovinelli sulla lampadina e gli interruttori, la risposta è un po’ più articolata.

Nel primo caso, quello che prevedere tre interruttori, per individuare quello corretto occorre:

  1. Mettere due dei tre interruttori su ON;
  2. Attendere qualche minuto;
  3. Spegnere uno dei due interruttori azionati;
  4. Entrare nell’altra stanza per controllare la lampadina.

A questo punto, se la lampadina è accesa significa che l’interruttore in funzione è quello giusto. Se invece la lampadina è spenta, ma calda, l’interruttore che stai cercando è quello che hai prima acceso e poi spento. In ultimo, se la lampadina oltre ad essere spenta è anche fredda, l’interruttore corretto è quello che non hai mai acceso.

Nel caso di quattro interruttori, invece, bisogna:

  1. Mettere in ON due interruttori (che chiameremo A e B, mentre C e D saranno gli altri posti su OFF);
  2. Attendere 10 minuti e premere B (che torna su OFF) e C (che va quindi su ON);
  3. Entrare nell’altra stanza e verificare la situazione.

A questo punto, se la lampadina è accesa e calda, significa che l’interruttore corretto è A. Se è spenta e calda, la soluzione sarà B. Nel caso in cui fosse accesa e fredda, la risposta è C. Mentre una lampadina spenta e fredda lascia intendere che l’interruttore giusto è D.

E concludiamo con il terzo esempio tra gli indovinelli pensiero laterale che ti abbiamo proposto. I pantaloni sono neri, in quanto gli uomini stanno portando la bara della donna al suo funerale.

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Cos’è un romanzo storico: tutto quello che devi sapere

Sei alla ricerca di informazioni su cos’è un romanzo storico?

Il romanzo storico è un genere letterario ben preciso, che in questo articolo andremo a conoscere meglio nel dettaglio, andando ad approfondirne caratteristiche, struttura, definizione ed esempi.

In questa guida cercheremo di darti quindi tutte le informazioni necessarie a comprendere di cosa si tratta e, se serve, fare di un romanzo storico mappa concettuale. Ricordandoti che per questa specifica necessità, esistono dei programmi ad hoc per aiutarti.

Curioso di iniziare? Allora non perdiamo tempo, prepara la macchina del tempo e allaccia bene le cinture, partiamo subito alla ricerca della risposta alla tua domanda: cos’è un romanzo storico?

Tutto ciò che devi sapere sul romanzo storico: caratteristiche, definizione, esempi

Andiamo adesso a comprendere cos’è un romanzo storico, attraverso la definizioni che ne danno le principali enciclopedie, indicandone le caratteristiche principali, raccontandone nascita ed evoluzione, fino a fare degli esempi più contemporanei. Buona lettura.

Romanzo storico: significato

Cerchiamo di mettere a paragone tre autorevoli definizioni di romanzo storico.

Partiamo dall’Italia. Nella definizione di romanzo storico Treccani, ad esempio, si legge che esso:

«Si propone di illustrare il quadro di un’epoca passata narrando non solo i grandi avvenimenti storici, ma soprattutto i loro effetti sulla vita privata della gente comune. Caratteristica di questo genere di romanzo è la mescolanza tra realtà dei grandi fatti storici narrati e finzione degli eventi che accadono ai personaggi».

Per l’Enciclopedia Britannica, un romanzo si definisce storico quando:

«È ambientato in un’epoca storica e intende trasmetterne lo spirito, i comportamenti e le condizioni sociali attraverso dettagli realistici e con un’aderenza (in molti casi solo apparente) ai fatti documentati. Può contenere personaggi realmente esistiti, oppure una mescolanza di personaggi storici e di invenzione».

Infine, secondo la Historical Novel Society (Società angloamericana per la promozione e la tutela del romanzo storico):

«Per essere ritenuto storico, un romanzo deve essere stato scritto almeno cinquanta anni dopo gli eventi descritti, o deve essere stato scritto da un autore che all’epoca di tali eventi non era ancora nato (e quindi ha dovuto documentarsi su di essi). Consideriamo storici anche i seguenti stili di romanzo: ucronico (come Fatherland di Robert Harris), pseudo-storico (come L’isola del giorno prima di Umberto Eco), fanta-storico (come la trilogia di re Artù di Bernard Cornwell) e multitemporale (come Le ore di Michael Cunningham)».

In definitiva, cos’è un romanzo storico?

Riassumendo, possiamo affermare che si tratta di un’opera narrativa ambientata in contesti storici passati, all’interno della quale vengono rievocati usi e costumi dell’epoca, in modo da far immergere il lettore nell’atmosfera di quel tempo. Dove racconti storici realmente accaduti e immaginari possono mischiarsi e contaminarsi a vicenda, dando vita ad un genere ibrido in grado di far sognare ancora di più chi legge.

Nascita del romanzo storico: le origini

Approfondiamo adesso la storia del romanzo storico.

Il secolo nel quale ha avuto la maggiore espansione è stato l’Ottocento.

Le motivazioni sono da ricercarsi principalmente in quattro avvenimenti legati a quell’epoca.

  1. La narrativa acquisisce una posizione di supremazia rispetto agli altri generi letterari;
  2. Cresce l’interesse per le discipline storiche, anche grazie all’affermarsi del metodo scientifico;
  3. Si afferma il concetto filosofico secondo il quale il corso degli eventi nel tempo non è casuale, ma segua precise logiche;
  4. Nazionalismo e romanticismo si rifanno alla passata grandezza dei popoli per ispirarli.

storia del romanzoEd il romanzo storico, che è un genere tipicamente romantico, ha giovato di questo contesto.

Prima dell’Ottocento, qualcosa di simile come genere letterario era riscontrabile in Shakespeare, ma anche in alcune opere di Maiolino Bisaccioni nel Seicento o in Defoe, Richardson, Fielding, Swift, Voltaire e Diderot nel Settecento.

Ma Waverley, considerato il vero capostipite del genere, venne pubblicato dal padre del romanzo storico Walter Scott nel solo nel 1814.

Il racconto storico in Europa

Subito dopo il romanzo storico di Walter Scott, scrittore scozzese, una delle prime nazioni europee a conoscere l’influenza del genere fu la Germania.

Nel 1834 esce il primo romanzo storico tedesco: si chiamava 1812 ed era opera di Ludwing Rellstab. Tra i romanzi storici tedeschi più importanti dell’epoca ci sono:

  1.  Le brache del signor Von Bredow, romanzo storico-umoristico scritto da Willibald Alexis (alias Wilhem Haring);
  2. Witiko di Adalbert Stifter;
  3. Ein Kampf um Rom di Felix Dahn.

Altra nazione molto attiva, sulla scia di Scott, fu la Russia.

Tra i romanzi storici russi più importanti ricordiamo:

  1. Jurij Miloslavskij o i russi nel 1612 di Michail Nikolaevic Zagoskin, datato 1829;
  2. L’ultimo Novik di Ivan Ivanovic Lazecnikov, che narra il periodo di Pietro il Grande;
  3. La casa di ghiaccio, ancora di Lazecnikov, ambientato negli anni dell’imperatrice Anna di Russia;
  4. La figlia del Capitano, romanzo di Aleksandr Sergeevič Puškin sul periodo della zarina Caterina di Russia.

Anche la Francia visse una grande fioritura di romanzi storici nell’Ottocento

In particolare grazie ai romanzi di storia di Alexandre Dumas padre, Marie-Henri Beyle Stendhal, Honoré de Balzac, Gustave Flaubert, Emile Zola, Victor Hugo.

Mentre il romanzo storico I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni rappresenta l’opera per eccellenza del genere in Italia.

Ed ecco svelato cos’è un romanzo storico e quali sono le sue origini.

Romanzo storico: esempio

Prima di concludere questa nostra guida su cos’è un romanzo storico, vogliamo farti qualche altro esempio.

Abbiamo già per sommi capi raccontato la storia delle principali opere di questo affascinante genere letterario, adesso ti proponiamo sei tra i migliori romanzi storici da leggere, oltre ai già citati nei paragrafi precedenti.

Per la categoria “romanzo storico consigli per te”, ecco i nostri suggerimenti:

  1.  Il nome della Rosa, di Umberto Eco. Vincitore del Premio Strega nel 1981 e presente nella lista dei 100 libri del secolo stilata da Le Monde. Ambientato nel Medioevo, racconta un’intricata serie di omicidi avvenuti in convento alla vigilia di un importante processo d’inquisizione;
  2. L’ultima legione, di Valerio Massimo Manfredi. Un best seller da oltre 6 milioni di copie nel mondo. Ambientato nel 476, quando l’Impero Romano d’Occidente era assediato dalle armate del Generale Odoacre;
  3. Alla Corte dei Borgia, di Jeanne Kalogridis. Narra la storia della giovane Sancia di Aragona, data in sposa tra pericoli e insidie a Goffredo Borgia. Un matrimonio combinato, finalizzato ad ampliare il potere di Papa Rodrigo Borgia, alias Alessandro VI, che nella sua corrotta corte romana sogna di riuscire a dominare l’Italia;
  4. Una questione privata, di Beppe Fenoglio. Ambientato nella seconda guerra mondiale, racconta il fronte partigiano attraverso l’amore di Milton per Fulvia, una bella ragazza sfollata da Alba, che però parrebbe avere una relazione proprio con un compagno del protagonista;
  5. Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino. Libro di denuncia contro la guerra e il Nazismo. Racconta di un gruppo di ebrei condannati all’esecuzione o sopravvissuti allo sterminio che pianificano un attentato contro il gerarca nazista Joseph Goebbels;
  6. Le uova del drago, di Pietrangelo Buttafuoco. Ispirato alla vera storia di Eughenia Lenbach, bella e giovane soldatessa tedesca e soprattutto spia nazista molto vicina ad Hitler.

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Luoghi da visitare in Puglia: itinerari low cost per studenti

Sei uno studente che ama fare gite fuori porta e vorresti sapere quali sono i più bei luoghi da visitare in Puglia?

Allora dei vi sapere che questa terra ospita alcuni tra i posti più belli d’Italia in assoluto.

In questo articolo andremo a scoprire quali mete Puglia meritano di essere viste almeno una volta nella vita.

Da cosa fare a Bari o a Foggia, a cosa vedere a Lecce, Brindisi, Taranto piuttosto che nella provincia di Barletta-Andria-Trani.

Compresa la fantastica sub regione del Salento, con Ostuni da vedere assolutamente, ma anche per scoprire a Gallipoli cosa visitare o ad Otranto e dintorni cosa vedere. E molto altro ancora.

Tutto questo per metterti nelle condizioni di poter organizzare la tua gita attraverso diversi itinerari adatti alle tue esigenze, come ad esempio se sei interessato a cosa vedere in Puglia in 5 giorni, piuttosto che in un week-end o in una singola giornata.

Tra mare, panorami mozzafiato e paesaggi incantati. Ma tra le cose da vedere e i luoghi da visitare in Puglia non mancano nemmeno eventi e manifestazioni culturali, interessanti specialmente se hai il sogno di lavorare nei musei. E ricorda, per gli studenti universitari sono spesso previste agevolazioni e sconti su eventuali biglietti di ingresso.

Cosa ne pensi, sei pronto ad iniziare con noi questo tour virtuale dei più bei posti da visitare in Italia appartenenti alla Puglia?

Allora iniziamo subito.

Puglia: posti da non perdere ed eventi memorabili

Tra i posti più belli della Puglia rientrano certamente il mare, i luoghi di interesse naturalistico e archeologico, le architetture religiose, civili e militari. Ma anche tanti paesi e città che ospitano sagre, eventi folkloristici, fiere e manifestazioni sportive di ogni tipo. Andiamo a conoscere meglio quali sono questi luoghi da visitare in Puglia.

Mare di Puglia: ecco le spiagge più belle

Dici Puglia e pensi subito al mare. L’acqua e le spiagge di questa regione sono indubbiamente tra le più belle di Italia e non solo.

Logico quindi che rientrino tra i primi luoghi da visitare in Puglia.

Qualche consiglio su località balneari Puglia? Ecco alcune mete da non perdere, in ordine sparso:

  1. Otranto. Mare meraviglioso, spiagge bianche di sabbia finissima. Cosa desiderare di più?;
  2. Gallipoli. Spiagge estese e piene di lidi davvero belli, che a volte si trasformano anche in discoteche e locali estivi notturni;
  3. Santa Maria di Leuca. In particolare la spiaggia di Punta Ristola, dall’acqua molto profonda;
  4. Salve. Altro comune del Salento, poco distante da Santa Maria di Leuca. Punto strategico perché le sue spiagge si trovano tra il Mare Ionio e l’Adriatico;
  5. Porto Cesareo. Una delle tre aree marine protette della Puglia, insieme a Isole Tremiti e Torre Guaceto;
  6. Spiaggia delle Pescoluse. Se sono state ribattezzate come “le Maldive della Puglia” un motivo ci sarà. Anche qui la sabbia finissima e bianca regala uno dei luoghi da sogno per eccellenza della Puglia;
  7. Porto Selvaggio. Se cerchi un piccolo angolo di paradiso, cercalo qui a Nardò, all’interno dell’omonimo Parco Naturale.
  8. Castro Marina. Ricco di grotte da visitare, in particolare Zinzulusa, una delle più famose di tutto il Salento. Si trova nel paesino bianco di Castro.

Ma la lista è ancora lunga: da Acquaviva di Marittima e Santa Cesarea Terme a Torre Mozza e la Baia di Torre dell’Orso. Di certo i luoghi da visitare in Puglia non difettano dal punto di vista delle spiagge.

E poi i porti di Bari, Brindisi, Taranto, Manfredonia, Polignano a Mare, Mola di Bari, Rodi Garganico, Barletta, Trani, Bisceglie, Molfetta, Monopoli, Otranto e Gallipoli.

Puglia: luoghi di interesse naturalistico

Abbiamo già citato la presenza di grotte in Puglia, aree marine protette e Parchi Naturali. Ma vale la pena spendere qualche parola in più.

Devi sapere che la Puglia comprende:

  1. Due Parchi nazionali, ovvero quello del Gargano e quello dell’Alta Murgia;
  2. Undici parchi regionali;
  3. Diciassette riserve statali e sette regionali
  4. Tre aree marine protette (le già citate Porto Cesareo, Isole Tremiti e Torre Guaceto);
  5. Diversi biotipi come zone umide, grotte, gravine, lame e boschi.

Ma non è tutto. Sono stati, infatti, proposti anche:

  • Settantacinque siti di importanza Comunitaria;
  • Sedici zone di protezione speciale.

Puglia: destinazioni archeologiche

mete PugliaMa cosa vedere in Puglia in inverno, quando ad esempio non si può godere appieno del suo stupendo mare?

Magari puoi optare per un itinerario più culturale, fatto da aree archeologiche, musei, chiese o altro.

Infatti, anche se la regione soffre il fenomeno della dispersione del patrimonio archeologico, in particolare in Salento, non mancano siti archeologici e musei interessanti. Oltre che particolarmente rilevanti.

Come ad esempio ad Altamura, dove è stato scoperto l’unico scheletro di Homo Arcaicus in Italia e in cui si trova “la cava dei dinosauri”, nella quale sono state rinvenute circa 30.000 orme risalenti a 70-80 milioni di anni fa.

Senza trascurare le antiche città di Egnatia e Canne. E poi necropoli, dolmen, menhir, ma anche resti di vie consolari.

A testimonianza della presenza dell’uomo fin dall’età della pietra in poi.

I luoghi di maggiore interesse architettonico della Puglia

“Si possiede quasi la sensazione che la letteratura abdichi ai propri statuti affidandosi quasi totalmente al figurativo e all’architettonico”.

Così parlava della Puglia il professor Michele Dell’Aquila in un suo libro del 1992.

Le architetture religiose, si divino in cinque filoni artistici, sviluppati in epoche diverse:

  1. Romanico pugliese (in particolare tra l’XI e il XIII secolo). Come la Basilica di San Nicola di Bari, la chiesa madre di Santa Maria la Porta di Palo del Colle o le cattedrali di Altamura, Bitonto, Ruvo di Puglia, Trani e Troia;
  2. Gotico. Come il Duomo angioino o il Santuario di San Francesco Antonio Fasani a Lucera, la basilica di San Francesco della Scarpa a Bitonto o quella del Santo Sepolcro a Barletta. Oppure la basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina;
  3. Barocco leccese (tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘700). Ad esempio il Palazzo dei Celestini, la basilica di Santa Croce e quella pontificia concattedrale di Gallipoli;
  4. Tardobarocco (più legata al ‘700). La prestigiosa fabbrica benedettina di San Lorenzo ne è l’emblema;
  5. Contemporanea. La Chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, ad esempio, opera di Renzo Piano, uno dei maggiori architetti italiani.

L’architettura militare non è da meno. Particolarmente esaltata nel periodo dell’incastellamento avvenuto in particolare durante il regno di Federico II di Svevia.

Se sei interessato a questo tipo di turismo, devi assolutamente annotare tra i luoghi da visitare in Puglia:

  1. Castel del Monte, patrimonio UNESCO dal 1996;
  2. Fortezza Svevo-Angioina di Lucera;
  3. Castello Svevo di Bari, Trani, Barletta, Taranto, Oria, Brindisi, Lecce, Otranto;
  4. Castello di Gallipoli e quello di Manfredonia.

Alberobello cose da vedereE per finire, passiamo all’architettura civile, con uno dei simboli della Puglia: i trulli. Anch’essi Patrimonio Unesco.

Ad Alberobello cose da vedere non ne mancano, ma la sua zona è famosa soprattutto perché ha la maggiore concentrazione di trulli.

Eventi e musei della Puglia: ecco quali vedere

Come promesso, chiudiamo questa nostra guida sui luoghi da visitare in Puglia citando gli eventi e i musei più importanti della regione.

Tra gli eventi segnaliamo il “Bari International Film Festival” che si tiene solitamente tra febbraio e marzo, il Festival del Cinema Europeo a Lecce di aprile, la Notte della Taranta nei comuni della Grecìa Salentina ad agosto, il Murgia International Film Festival a Gravina in Puglia di settembre, la Città del Libro a Campi Salentina a novembre.

Mentre tra le manifestazioni sportive, sicuramente il Rally del Salento, che si tiene a giugno sulle strade della provincia di Lecce.

E infine i musei. Molti tra i più importanti sono archeologici, come quelli nazionali di Taranto e di Palazzo Jatta a Riva di Puglia, i provinciali Francesco Ribezzo di Brindisi e Sigismondo Castromediano di Lecce, il civico di Canosa di Puglia, quello di archeologia urbana Giuseppe Fiorelli di Lucera e il Polo Museale di Gravina in Puglia.

Tra gli altri musei degni di nota, troviamo il diocesano Aurelio Marena, la Galleria nazionale di Bitonto Palazzo Sylo-Calò. E poi il museo dell’arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie-Nazareth, l’Emanuele Barba di Gallipoli, la Pinacoteca di Bari, il Tesoro della basilica del Santo Sepolcro di Barletta e il museo civico di Lizzano.

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Come farsi venire voglia di studiare: ecco 5 consigli utili

È capitato anche a te di chiederti come farsi venire voglia di studiare?

Se ti senti in sovraccarico e non riesci più a capire come fare i compiti di scuola o di studiare per l’imminente sessione d’esame all’Università, e ti è rimasta davvero poca voglia di fare, significa che hai decisamente bisogno di trovare qualcosa in grado di darti una marcia in più. Tale da servirti a ritrovare la motivazione che ti manca.

Ma non preoccuparti, nulla è impossibile. E in questo articolo ti forniremo trucchi e consigli utili per ritrovare la voglia di studiare.

A volte la soluzione può essere più facile e a portata di mano di quanto non sembri. E soprattutto, potrebbe essere quella che meno ti aspetti.

Infatti, anche se probabilmente sei assillato dalle cose da fare, la pianificazione e l’organizzazione spesso fanno la differenza. Ma non solo: per rendere bene nello studio devi anche trovare il modo di prenderti cura di te stesso. Come?

Magari iniziando da una bella dieta universitaria, sana ed equilibrata. Proseguendo concedendoti una piccola pausa qua e là per prendere una boccata d’aria, ricaricare le pile e fare sport, perché allenare il corpo aiuta anche la mente. Come i latini ci hanno insegnato: mens sana in corpore sano. Non si sbagliavano.

E poi lavora un po’ sulla tua autostima, fai in modo che non sia mai sotto il livello di guardia. Perché anche essere sicuri di se stessi, senza scivolare nell’arroganza, aiuta sempre.

A questo punto, non ci rimane che dare ufficialmente il via alle ricerche: dobbiamo trovare la voglia di studiare perduta.

Ecco dove cercare la voglia di studiare

Se non fai altro che chiederti come non fare i compiti, copiare all’esame o cercare altri metodi per aggirare i problemi, non sei assolutamente sulla buona strada. Studiare bene senza impazzire e sacrificare il proprio tempo è possibile. Se poi sei uno studente Unicusano è più facile organizzarti, perché puoi seguire le lezioni online quando vuoi e da dove vuoi. In ogni caso, occorre seguire alcune semplici regole e sapersi motivare. Andiamo a scoprire come, nei prossimi paragrafi di questo articolo. Buona lettura.

Cinque consigli utili per trovare la voglia di studiare

Fatte tutte le doverose premesse del caso, non ci rimane che andare al sodo.

Ecco a te 5 consigli pratici ed efficaci per comprendere come farsi venire voglia di studiare:

  1. Cerca di frequentare facoltà, corsi di laurea o master universitari quanto più compatibili con le tue ambizioni e/o passioni.  In questo modo come farsi venire voglia di studiare verrà di conseguenza;
  2. Poniti degli obiettivi sul breve, medio e lungo termine. Un tot di materie da dare entro un tempo prestabilito, puntare a sbocchi lavorativi precisi per il quale ciò che stai studiando ti è utile;
  3. Cerca di sviluppare un metodo di studio che ti consenta di apprendere come si deve, ma che ti permetta anche di coltivare la tua vita sociale in piena serenità. Chi ha detto che studiare è incompatibile con l’avere degli hobby o con il frequentare gli amici e le persone a cui vuoi bene.
  4. Se non riesci a concentrarti, cerca di capire cosa ti distrae. Generalmente le fonti di distrazione più comuni riguardano l’utilizzo di interne, la tv accesa mentre si studia, il cellulare, studiare in un ambiente scomodo o male illuminato, l’irrefrenabile riflesso incondizionato di disegnare o toccare tutto ciò che sta sulla scrivania. Capita a tutti e difficilmente ne sei immune. Cerca di contrastare ogni tentazione di questa natura;
  5. Tieni sempre bene a mente che i sacrifici sui libri di oggi porteranno dei buoni frutti domani: nel lavoro, nella mente e nella vita.

Alla luce di quanto detto, la risposta alla domanda come farsi venire voglia di studiare è che lo studio non deve essere percepito solo come uno stress. Piuttosto, dai a te stesso un senso tangibile a quello che stai facendo.

Studiare bene per porsi degli obiettivi, è meglio che studiare troppo senza capire il vero significato di quello che stai facendo.

Aforismi sulla voglia di fare: i più belli di sempre

frasi sullo studioQuante volte sei rimasto fermo a ripeterti non riesco più a studiare o ti sei lasciato prendere dal panico esclamando non ho voglia di studiare, come faccio?”.

In questi casi ripetersi in modo ossessivo devo studiare non basta. Anzi, a volte può essere anche controproducente e aumentare lo stress.

Quindi, onde evitare che la tua prossima massima sia una sterile “ecco, adesso non riesco a studiare per l’ansia, abbiamo stilato per te una lista di citazioni sulla voglia di fare e su come farsi venire voglia di studiare.

Iniziamo dal desiderio di realizzare il proprio dovere, chiamando in causa personaggi davvero celebri:

  1. “Non dico che posso fare tutto. Dico solo che lo farò lo stesso nonostante tutto” – Anonimo;
  2. “Se vuoi realmente fare qualcosa troverai il modo. Se non vuoi veramente troverai una scusa” – Jim Rohn;
  3. “Il futuro dipende da ciò che si fa oggi” – (Mahatma Gandhi)
  4. “Uno dei grandi piaceri della vita sta nel fare quello che la gente dice che non riuscirai a fare” – Walter Bagehot;
  5. “Il modo migliore per fare una cosa è farla” – Amelia Earhart;
  6. “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile” – San Francesco d’Assisi.
  7. “Tu sei quello che fai, non quello che dici di fare” – Carl Gustav Jung;
  8. “Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani” – Dalai Lama;
  9. “Il fare è il miglior modo d’imparare” – Giacomo Leopardi;
  10. “Ben fatto è meglio di ben detto” – Benjamin Franklin;
  11. “Quando qualcosa è abbastanza importante, lo devi fare, anche se le probabilità non sono a tuo favore” – Elon Musk;
  12. “È un peccato non fare niente con il pretesto che non possiamo fare tutto” – Winston Churchill.

Frasi sullo studio: le migliori citazioni motivazionali

  1. “L’apprendimento è un tesoro che seguirà il suo proprietario ovunque” – Proverbio cinese;
  2. “Bisogna sempre alternare lo studiare al produrre. Producendo senza studiare, cioè senza versarci in corpo materia prima, andiamo a rischio di esaurirci” – Carlo Dossi;
  3. “Lo studio è stato per me il rimedio principale contro i travagli della vita. Non avendo io mai avuto un dispiacere che non mi sia passato dopo un’ora di lettura” – Charles-Louis de Montesquieu;
  4. “Lo studio non è lavoro, ma la forma più gloriosa di gioco” – Luciano De Crescenzo;
  5. “Ci sono più uomini resi nobili dallo studio di quanti lo siano dalla natura” – Cicerone;
  6. “Ho fatto la scoperta esaltante che lo studio, quando è perseguito con ardore e disciplina, diventa creazione” – (William Keith Hancock);
  7. “Io devo studiare sodo e preparare me stesso, perché prima o poi verrà il mio momento” – (Abraham Lincoln);
  8. “Lo studio: strumento per costruire la propria libertà, educazione dell’ingegno e della creatività al lavoro. Ma soprattutto occasione privilegiata di capire la vita” – Enrico Palandri;
  9. “Nei Paesi dove si studia in media dodici anni c’è un livello di reddito pro capite otto volte superiore a quello dei Paesi in cui mediamente si studia la metà” – Tito Boeri e Vincenzo Galasso;
  10. “Lo studio è come la luce che illumina la tenebra dell’ignoranza. E la conoscenza che ne risulta è il supremo possesso, perché non potrà esserci tolto neanche dal più abile dei ladri. Lo studio è l’arma che elimina quel nemico che è l’ignoranza. È anche il miglior amico che ci guida attraverso tutti i nostri momenti difficili” – Dalai Lama.

Ed ecco come farsi venire voglia di studiare. Speriamo che queste parole ti siano d’ispirazione.

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Come si scrive la bibliografia: i nostri consigli per la tesi

Hai bisogno di capire come si scrive la bibliografia per una tesi di laurea perfetta?

Allora non preoccuparti, stai leggendo l’articolo giusto.

In questa guida, infatti, cercheremo di fornirti tutte le informazioni necessarie per realizzare una tesi fatta come si deve dal punto di vista dei riferimenti bibliografici.

Innanzitutto, però, meriti dei complimenti. Si, perché fai bene a curare questi dettagli.

Anche una buona bibliografia, infatti, aiuta ad essere sicuri di se stessi e avere maggiore fiducia e autostima. Sia che tu debba sostenere la prova finale su di una tesina fatta per la maturità, oppure per una laurea o un master a Bari tra i più spendibili nel mercato del lavoro.

Lo stesso discorso, ovviamente, è valido anche per la sitografia, ovvero quella parte della bibliografia tesi riguardante le fonti provenienti da siti internet.

Per quanto riguarda invece come strutturare una tesina e lo studio vero e proprio, potrebbe esserti utile l’utilizzo di programmi per realizzare mappe concettuali.

Pronto a scoprire come fare la bibliografia? Allora entriamo subito nel merito.

Bibliografia tesi di laurea: a cosa serve e come scriverla

La bibliografia a cura di chi presenta una tesi è fondamentale nella valutazione dell’intero scritto. Ecco perché è importante e deve essere ben curata, ragionata, approfondita. Comprensiva di citazione libri e della bibliografia siti internet pertinenti, ai quali si è fatto ricorso per la stesura della tesi stessa. Senza citare, invece, le opere che non sono state realmente consultate in prima persona, seppur presenti nelle bibliografie di altri autori che hai consultato. Ma ancdiamo adesso a vedere come fare una bibliografia in maniera pratica.

Trucchi e regole per scrivere bibliografia tesi

bibliografia tesiMa come si scrive la bibliografia nel concreto?

Occorre dire, innanzitutto, che bibliografia e sitografia possono essere fatte in diversi modi.

Non esiste un modello ufficiale per tutte le situazioni, ma solitamente ogni materia o disciplina ha dei suoi standard da rispettare.

Nel campo umanistico, ad esempio, si utilizza la bibliografia per esteso, oppure il preferito dai linguisti: il cosiddetto sistema Harvard.

Mentre in ambito medico e infermieristico si è soliti fare riferimento alla Bibliografia Vancouver.

Possiamo però identificare cinque regole, valide quasi sempre.

  1. L’ordine dei contributi citati deve essere alfabetico, facendo riferimento al cognome dell’autore e poi al nome. Indicando quest’ultimo semplicemente per iniziale;
  2. Nel caso avessi la necessità di inserire più opere di uno stesso autore, queste vanno indicate seguendo un ordine cronologico, ovvero dalla meno recente alla più nuova;
  3. Citare preferibilmente le prime edizioni dei testi a cui fai riferimento;
  4. La regola numero 3 diventa obbligatoria in caso di testi stranieri, dove occorre citare tra parentesi l’edizione originale;
  5. Evitate di scrivere il titolo di un articolo o di un libro che stai citando tutto in maiuscolo.

Per quanto riguarda, invece, il tipo di materiale che può essere inserito in una bibliografia, puoi sicuramente tenere in considerazione:

  • Libri
  • Articoli tratti da quotidiani o settimanali;
  • Saggi o articoli pubblicati in riviste o raccolte in formato cartaceo o digitale;
  • Atti di convegni.

In definitiva, lo schema da seguire come esempio bibliografia tesi di laurea è generalmente in seguente:

  1. Cognome seguito dal nome puntato dell’autore;
  2. Titolo e sottotitolo;
  3. Casa editrice;
  4. Luogo di pubblicazione;
  5. Anno di pubblicazione.

A seguire, oltre queste informazioni di base, potresti anche aggiungere il numero dell’edizione e di pagine e, in caso di testi stranieri, la traduzione in italiano se disponibile.

Bibliografia tesi scientifica: ecco come farla

Andiamo adesso a vedere nel dettaglio alcune varianti, per quanto riguarda casi specifici.

Per inserire all’interno di una bibliografia un articolo scientifico, ad esempio, ti suggeriamo di inserirli in questo ordine:

  1. Cognome e nome puntato dell’autore;
  2. Titolo dell’articolo tra virgolette;
  3. Nome della rivista in corsivo;
  4. Volume in numero arabo o in cifre romane;
  5. Eventuale numero del fascicolo;
  6. Eventuale N.S. (Nuova Serie);
  7. Anno di pubblicazione;
  8. Numero delle pagine.

Per quanto riguarda gli atti dei convegni, invece, ti consigliamo di seguire questo schema:

  1. Cognome e nome autore;
  2. Titolo del documento specifico;
  3. Autore/i;
  4. Titolo generale;
  5. Luogo e data convegno;
  6. Anno e luogo pubblicazione atti;
  7. Eventuale editore;
  8. Numero pagine.

Bibliografia tesi giurisprudenza

Passiamo ora ad analizzare un altro caso degno di particolare attenzione, ovvero come si scrive la bibliografia in un esempio tesi di laurea giurisprudenza.

Per questa evenienza, lo schema da adottare può richiedere ulteriori dettagli. Nel concreto, potrebbe essere necessario citare:

  1. Cognome e nome (sempre con iniziale puntata) dell’autore o denominazione dell’organo che ha emanato il testo;
  2. Titolo del testo o del saggio che hai preso a riferimento;
  3. Editore, città e anno di edizione. Oppure, in caso di rivista, titolo della stessa, anno, numero del fascicolo e di pagine;
  4. Eventuale collocazione in biblioteca o altro luogo di reperimento.

Ricorda inoltre di seguire queste quattro regole, utili a comprendere come si scrive la bibliografia di una tesi di giurisprudenza:

  1. Indicare sempre la dottrina;
  2. Inserire eventuali citazioni di giurisprudenza in ordine cronologico;
  3. Nel caso di contributi tratti da volumi o riviste scritte a più mani, e quindi con diversi autori, non dimenticare di citare le pagine esatte di pubblicazione;
  4. Se citi un’opera una seconda volta, usa il termine “ivi” solo nei casi in cui non ci siano possibilità di fraintendimento, ma sia chiaro il riferimento all’ultimo testo citato. In caso stessi indicando le medesime pagine, basta scrivere “ibidem”;
  5. Predisponi un elenco di abbreviazioni, in modo da permetterti di non citare tutto per esteso.

Nello specifico, per quanto riguarda gli elementi di giurisprudenza, occorre specificare:

  1. Autorità giudicante;
  2. Città ed eventuale sezione dell’organo;
  3. Data esatta della decisione, comprensiva di giorno, mese e anno;
  4. Numero della decisione;
  5. Titolo e anno di pubblicazione del documento o del periodico in cui la decisione è stata pubblicata, specificando anche le pagine esatte.

Come scerivere la sitografia tesi

Concludiamo questa guida approfondendo come fare una sitografia tesina.

Procedimento simile a come si scrive la bibliografia, ma per certi versi ancora più semplice.

In questo caso le possibilità sono essenzialmente due:

  1. Se hai bisogno di citare un sito web e non hai bisogno di fare riferimenti a pagine specifiche, puoi menzionare direttamente la URL. Per esempio: Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca www.miur.gov.itwww.miur.gov.it
  2. Per citare, invece, un documento o un articolo più preciso, è consigliabile specificare cognome e nome dell’autore, la URL dell’articolo e la data di pubblicazione.

Richiesta tesi e materiale didattico: la rivoluzione e-learning

A proposito di come si scrive la tesi, se sei uno studente o un tesista Unicusano, hai a disposizione una serie di vantaggi e agevolazioni offerte dalla piattaforma e-learning.

Infatti, non solo puoi seguire e rivedere le lezioni direttamente online, quando vuoi e da dove vuoi per tutte le volte che reputi necessario, ma hai anche a disposizione un’ampia varietà di materiale didattico e il “vademecum tesi”.

Il materiale didattico generalmente comprende:

  • Libri universitari per tutti gli esami, inclusi nell’iscrizione. Fruibili in formato pdf e per eBook;
  • Lavagne interattive multimediali (LIM), che rappresentano al massimo la filosofia Unicusano, fondata sul rapporto tra tradizione e innovazione.

Per consultare o scaricare il vademecum ti basta accedere alla piattaforma, selezionare la tua facoltà, passare per l’area studenti, andare sui materiali e aprire il documento desiderato. E il gioco è fatto.

Oppure, puoi andare direttamente alla sezione dedicata alla assegnazione della tesi.

In poche parole: un sistema comodo, pratico ed efficace. Basato su un’offerta formativa di alto livello.

E con ciò siamo giuti alla conclusione della nostra guida su come si scrive la bibliografia di una tesi di laurea. Non ci resta che augurarti buono studio e buona ricerca delle fonti.

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Come essere sicuri di se e avere maggiore autostima

Stai cercando come essere sicuri di se?

Se hai bisogno di tecniche ed esercizi di autostima per raggiungere questo obiettivo, stai leggendo l’articolo giusto.

In questa guida, infatti, cercheremo di indicarti come valorizzarsi partendo dalla fiducia in se stessi.

Diciamolo chiaramente: essere sicuri di se è sinonimo di successo. In ogni contesto.

Nello studio così come nel lavoro e nelle cose di tutti i giorni. Essere coscienti di se stessi aiuta sempre. Come essere sicuri di se con le ragazze o con i ragazzi.

Insomma: anche essere sicuri di se in amore paga.

Perché nella vita serve avere delle capacità, ma poi occorre anche saperle utilizzare e metterle in mostra essendo sicuri di se, determinati. Ma mai arroganti.

Non riesci a farlo? Non preoccuparti, puoi sempre imparare a gestire meglio questo aspetto.

Leggi i nostri consigli e vedrai.

Ecco come riuscire ad essere sicuro di te stesso

Forse ti aiuterà sapere che come essere sicuri di se stessi è un quesito che non riguarda solamente te. Anzi, alcune recenti indagini, sostengono che ben 3 italiani su 4 hanno una scarsa autostima. E per questo si sentono sempre più sfiduciati. Ma è altrettanto vero che spesso basta poco, una piccola e a volte inaspettata scintilla, a far cambiare totalmente umore ad una persona. Quindi stai tranquillo: non sei quindi un caso raro e patologico e, cosa più importante, gli sbalzi di umore fanno parte della natura umana. L’importante è saperli gestire al meglio, lavorando su se stessi e sulla propria fiducia.

Come avere autostima: il segreto è essere se stessi

essere se stessiQuando c’è qualcosa in noi che non ci piace, prima di pensare a come essere più belle o più belli, oppure più bravi o ben visti, occorrerebbe pensare a come essere se stessi. Cioè guardarsi dentro, apprezzare ciò che abbiamo e ripartire con convinzione dalle nostre certezze.

Non per adagiarci, né per diventare egoisti o arroganti. Ma semplicemente per tendere a migliorarci, partendo dalla valorizzazione delle nostre caratteristiche più importanti.

Bisogna ricordarsi che prima di piacere agli altri, dobbiamo necessariamente piacere a noi stessi. L’uno è la conseguenza dell’altro. Ecco come valorizzarsi davvero.

Altrimenti, nel tuo caso specifico, perché qualcuno dovrebbe credere te, se sei tu il primo a non farlo?

Piuttosto, cerca di prendere coscienza di te stesso, di come ti senti e quali sono le situazioni difronte alle quali non ti senti all’altezza. Interrogati seriamente, e serenamente, per capire se è veramente così o se ne vale la pena. Senza farti sconti, ma nemmeno senza essere eccessivamente duro. Cerca di essere obiettivo, anche se sei coinvolto emotivamente.

Dopodiché cerca di prendere atto, che è dentro di te che devi trovare la forza e la determinazione per reagire e crescere nelle situazioni nelle quali attualmente ti senti a disaggio, causa di mancanza di autostima.

Può sembrare banale, ma se ti prendi del tempo per fare questi passaggi come si deve, vedrai che una soluzione la tirerai fuori.

Quella che conta è la descrizione di me stesso che faccio io, o che fai tu di te nel tuo caso. Su questa bisogna lavorare, per noi e per convincere anche gli altri.

Cosa fare per accrescere la tua autostima

Innanzitutto devi capire da cosa deriva la tua scarsa fiducia nei tuoi mezzi e nelle tue possibilità.

Le cause più frequenti di chi ha una scarsa autostima sono:

  1. Eccessivo pessimismo;
  2. Tendenza a sottovalutarsi;
  3. Costante bisogno dell’approvazione altrui;
  4. Non riuscire a raggiungere i propri obiettivi;
  5. Complessi di inferiorità;
  6. Forte timidezza;
  7. Disturbi d’ansia;
  8. Mancanza di spirito di iniziativa;
  9. Scarsa voglia di fare e rischiare;
  10. Mancanza di reattività, specie dinanzi a problemi da risolvere;
  11. Pigrizia, indolenza o apatia.

Ti riconosci in questi casi? Ecco come uscire da questa spirale negativa:

  1. Poniti dei piccoli obiettivi e raggiungili. Inizia da qualcosa che ami o in cui credi;
  2. Fai solo promesse realistiche e inizia a mantenerle;
  3. Elimina qualcosa di deleterio. Se hai vizi o atteggiamenti specifici che non ti piacciono, ma ai quali non riesci a rinunciare, è il momento per neutralizzarli. Se ci riuscirai, ti sentirai davvero soddisfatto. Questo esercizio servirebbe a tutti per accrescere la propria autostima e dunque capire come essere sicuri di se;
  4. Aiuta gli altri. Concentrati su di te, ma non solo. Renderti utile a chi ha bisogno fa bene al tuo spirito e aumenta la tua sicurezza;
  5. Pensa e agisci positivo. L’ottimismo è il profumo della vita…diceva qualcuno;
  6. Basta posticipare. C’è qualcosa che ti piacerebbe fare, ma che rimandi da tanto tempo. L’attesa aumenta il desiderio, ma il troppo storpia. E allora portala a compimento adesso;
  7. Esci dalla tua zona di comfort. Basta scappare, bisogna essere determinati. Sfida le gradualmente le situazioni che ti mettono a disagio. Non abbatterti se non riesci subito, l’importante è provare. Perché accresce la tua confidenza con una realtà che ti preoccupa. Anche così ci si allena e si impara come essere sicuri di se.

Credere in se stessi: frasi emozionali

A questo punto, abbiamo deciso di farti un regalo.

Sperando di trasmetterti una carica positiva, abbiamo raccolto una serie di frasi sulla sicurezza in se stessi.

Aforismi positivi, frasi per aumentare l’autostima e allontanare quei pensieri negativi che rendono più difficile il tuo obiettivo. Ovvero scoprire come essere sicuri di se.

Basta piangerti addosso, darti delle colpe non tue, temere di non essere all’altezza di portare a termine un compito, giudicare tutto e tutti. Basta spirale negativa.

Ecco le nostre citazioni preferite sull’argomento. Se ti piacciono, falle tue.

  1. Voler essere qualcun altro è uno spreco della persona che sei (Marilyn Monroe);
  2. Togli il “non” dalla frase “non posso” (Samuel Johnson);
  3. Incontrerai sempre persone che cercheranno di sminuire i tuoi successi. Cerca di non essere tu il primo a farlo (Michael Crichton);
  4. Sii bello se è possibile, saggio se vuoi. Ma rispetta te stesso, che è essenziale (Anna Gould);
  5. Più ti piaci e ti rispetti, meglio farai qualsiasi cosa tu voglia intraprendere (Brian Tracy);
  6. Chi stima se stesso è al sicuro dagli altri. Indossa una corazza che nessuno può penetrare (Henry Wadsworth Longfellow);
  7. Ogni vincitore che abbia mai incontrato dice: “la mia vita è cambiata quando ho iniziato a credere in me stesso” (Robert Harold Schuller);
  8. Puoi avere ciò che vuoi semplicemente se sei disposto a liberarti della convinzione che tu non puoi (Harold Robbins);
  9. Nessun può obbligarti a sentirti inferiore senza il tuo consenso (Eleanor Anne Roosevelt);
  10. Osa diventare ciò che sei. E non disarmarti facilmente. Ci sono meravigliose opportunità in ogni essere (André Gide).

Sicurezza di se stessi: psicologia

Se ti piace studiare queste tematiche, nell’ottica di un approccio psicologico, puoi farne materia di studio.

Unicusano grantisce una offerta formativa di alta qualità. Ma anche flessibili, grazie ai suoi corsi erogati in modalità e-learning.

Come i corsi di laurea online in psicologia, come scienze e tecniche psicologiche, o le magistrali in psicologia clinica e della riabilitazione, del lavoro e delle organizzazioni.

E poi i master universitari in psicologia pediatrica, della salute organizzativa o dello sport.

Perché la risposta a come essere sicuri di se, viene principalmente dalla mente di ognuno di noi.

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Lavorare in ambasciata: studi attinenti e opportunità

Sogni di lavorare in ambasciata?

La carriera diplomatica è una delle più importanti, anche perché può riservare cariche e ruoli davvero prestigiosi. Come diventare ambasciatore, rappresentare la tua Nazione nel mondo, oppure lavorare nei Consolati esteri in Italia.

Lavorare a Roma o in Europa, piuttosto che oltre oceano. Ad esempio lavorare in America, Africa o Asia.

Insomma le possibilità di lavoro sono tante e le mansioni diverse.

In questo articolo cercheremo di fare ordine e di indicarti il miglior percorso da intraprendere per accedere a questo tipo di professione.

Perché per farcela hai bisogno di un percorso di studi e di una formazione veramente di alto livello. Quindi di una buona laurea o dei master più spendibili in questo settore. Oltre ad una sana predisposizione per le scienze politiche e le relazioni internazionali e un’ottima conoscenza delle lingue. Sia per ricoprire alte cariche, che per lavorare in ambasciata come interprete.

Vorresti scoprine di più? Allora iniziamo subito. Buona lettura.

Offerte di lavoro in ambasciata: tutto quello che devi sapere

Ciò di cui si occupa chi ha la possibilità di lavorare in ambasciata, non riguarda solamente incontri diplomatico-internazionali.  Ma ha il compito di essere il punto di riferimento per tutti gli italiani che si trovano nel Paese in cui si opera. Quindi, se ad esempio parliamo dell’Ambasciata italiana in Germania, essa si preoccupa degli italiani che si trovano in quella Nazione. Oppure, se si tratta dell’Ambasciata spagnola in Italia, si occuperà degli spagnoli in Italia. E via dicendo di questo passo. Ma come si diventa ambasciatore? E come fare a lavorare nelle ambasciate straniere in Italia? Andiamo a scoprirlo insieme. Concentrandoci in particolar modo sulla carriera diplomatica vera e propria.

Concorso carriera diplomatica: requisiti di accesso e opportunità di crescita

Per lavorare nelle ambasciate italiane occorre partecipare ai concorsi pubblici banditi dal Ministero degli Affari Esteri (MAE). Questi vengono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale. Si comincia da segretario di legazione, fino ad arrivare a ricoprire il ruolo di ambasciatore.

Per importanza gerarchica, i gradi ricopribili per i funzionari diplomatici all’estero sono:

  1. Ambasciatore;
  2. Ministro Plenipotenziario;
  3. Consigliere di Ambasciata;
  4. Consigliere di Legazione;
  5. Segretario di Legazione.

Questa è la tua potenziale carriera se decidi di lavorare in ambasciata. Ma quali sono i requisiti che occorre avere per partecipare alle selezioni?

Possono partecipare tutti colore che:

  1. Abbiano compiuto i 18 anni di età;
  2. Siano in possesso la cittadinanza eventualmente richiesta nell’avviso specifico;
  3. Siano di sana e robusta costituzione;
  4. Abbiano la residenza da almeno due anni nel Paese dove ha sede l’Ufficio dove devono prestare servizio;
  5. Se concorrono per le mansioni di autista, siano in possesso di patente di guida valida nel territorio dello Stato in cui ha sede l’Ufficio.

E, inoltre, che posseggano uno dei seguenti titoli di studio:

  1. Diploma di istruzione secondaria di secondo grado o equivalente per le mansioni di concetto;
  2. Diploma di istruzione secondaria di primo grado o equivalente per le mansioni esecutive;
  3. Licenza elementare o equivalente per le mansioni ausiliare.

Ovviamente, nei criteri di valutazione per lavorare in ambasciata, hanno parecchia rilevanza laurea, dottorati di ricerca, diplomi di specializzazione e master universitari di I e di II livello. Questi concorrono in maniera determinante a definire il punteggio finale dei candidati in graduatoria. Sia generici (detti parzialmente coerenti), che pienamente coerenti. Questi ultimi, solitamente, assegnano il doppio del punteggio rispetto ai primi.

A questo punto ti starai certamente chiedendo: ma quali sono i corsi più coerenti?

Non preoccuparti, in questa nostra guida abbiamo pensato proprio a tutto. Anche a rispondere a questa domanda.

Continua pure a leggere e vedrai.

La migliore lauree per lavorare nelle ambasciate italiane nel mondo

ambasciate italianeIl percorso di studi maggiormente coerente con il concorso ambasciata è quello afferente Scienze Politiche.

Il candidato ideale a lavorare in ambasciata, deve essere in possesso di conoscenze metodologiche, culturali e professionali, basate su una formazione interdisciplinare nei campi giuridici, economici, politologici, sociali e storici. Tali da metterlo nelle condizioni di interpretare in maniera corretta il senso degli avvenimenti contemporanei. E di interagire con essi, compresi sceneri dinamici e compessi. In poche parole: tutto ciò che una Facoltà Scienze Politiche può darti.

Più in generale, per superare il concorso, occorre anche darsi una valida organizzazione dello studio. Perché le cose da sapere sono tante. In questo caso, può esserti d’aiuto curare ogni aspetto. Da una dieta universitaria equilibrata, allo studiare attraverso mappe concettuali efficaci. Senza dimenticare di concederti qualche pausa per fare sport.

In tutto questo, se sei iscritto ad un corso di laurea Unicusano parti avvantaggiato. Perché, oltre ad una formazione di alta qualità, puoi usufruire della flessibilità garantita dall’e-learning.

In questo modo puoi seguire le lezioni in streaming dal tuo computer. Quando vuoi e da dove vuoi. In modo da poterti preparare al meglio, compatibilmente con i tuoi impegni. Comodamente da casa, durante una pausa dal lavoro o in vacanza. Che tu sia a Bari, Roma, Milano o all’estero poco importa. L’importante è che tu sia messo nelle condizioni di apprendere nel migliore dei modi. La presenza fisica, infatti, è richiesta solo per gli esami.

Inoltre, in questo modo, non hai la necessità di acquistare il materiale didattico relativo ai corsi. Perché questo sarà sempre a tua disposizione sulla tua piattaforma e-learning personale. Comodo, pratico e di qualità.

Altri titoli di studio ben spendibili in questo campo, possono essere quelli riguardanti (clicca sui loro nomi per maggiori info):

  1. Giurisprudenza;
  2. Relazioni internazionali;
  3. Scienze economiche.

Ecco quanto guadagna un diplomatico

Ma lavorare in ambasciata è anche redditizio, oltre che prestigioso?

Facile scoprirlo. Il valore delle retribuzioni diplomatiche e dirigenziali del MAE è verificabile online.

Sul sito dello stesso Ministero, infatti, viene specificato l’ammontare dello stipendo per:

  1. Gradi della carriera diplomatica ex DPR 206/2010. Ovvero Segretario e Vice Segretario Generale, Capo di Gabinetto, Direttore e Vice Direttore Generale e Capo Unità di Direzione Generale. Ma anche Capo Sezione, Capo Ufficio e vicari, Funzionario addetto a Ufficio.
  2. Dirigenti titolari di struttura dirigenziale generale e non e consiglieri ministeriali di prima e di seconda fascia. Quindi Direttore Generale e Vice, Consiglieri ministeriali e Capo Ufficio;
  3. Funzionari della carriera diplomatica in servizio all’estero. Dunque Ambasciatore, Ministro Plenipotenziario, Consigliere di Ambasciata, Consigliere di Legazione e Segretario di Legazione.
  4. Dirigenti in servizio all’estero. Distinti tra prima fascia e seconda fascia;
  5. Posti funzione ricoperti all’estero dalla carriera diplomatica e dalle qualifiche dirigenziali del MAECI. Che riguardano Capo Missione, Ministro, Console Generale di prima classe, Ministro Consigliere, Console Generale. Ma anche Primo Consigliere o Console Generale aggiunto presso Consolato Generale di prima classe. E poi Consigliere o Console presso Consolato Generale di prima classe, Console di prima classe, Capo di Consolato. Primo Segretario o Console presso Consolato Generale o Console aggiunto presso Consolato Generale di prima classe. Per concludere con Capo di Vice Consolato, Secondo Segretario o Vice Console, Capo di Agenzia Consolare, Esperto amministrativo capo, Esperto amministrativo e Direttore di Istituto Italiano di Cultura.

Come puoi immaginare da questa lunga lista di qualifiche, sul sito del MAE trovi tutte le specifiche se cerchi informazioni su lavorare in ambasciata e stipendio.

Pronto per iniziare la carriera diplomatica?

carriera diplomaticaEd eccoci giunti al momento di trarre le conclusioni.

Speriamo che questa nostra guida nel mondo della diplomazia possa esserti d’aiuto per realizzare il tuo sogno di lavorare in ambasciata.

E se il concorso dovesse andare male, non demordere. Ambasciator non porta pena, come si suol dire.

Puoi sempre rifarlo: sono tante le storie di chi è riusciuto ad entrare al secondo tentativo. L’importante è non perdere la voglia di migliorarsi sempre.

Nel frattempo, infatti, puoi prepararti prendendo in considerazione i Corsi di Laurea Unicusano che ti abbiamo suggerito.

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Come lavorare nei musei: ecco i migliori Master da seguire

Sei un amante dell’arte e della cultura e vorresti sapere come lavorare nei musei?

La tua è davvero una bella passione. Ma per farla diventare una professione occorre anche studiare e ottenere le competenze necessarie.

Se i tuoi preferiti tra i musei cercano personale, o vuoi partecipare ai concorsi beni culturali, ma non sai se hai i titoli idonei per farlo, non preoccuparti. Ti trovi nel posto giusto.

In questo articolo, infatti, ti sveleremo i segreti per accedere a questo ambito lavorativo. Suggerendoti, tra le altre cose, anche il percorso di studi più adatto a te. I Master più spendibili nel mercato del lavoro, infatti, passano anche da questo settore.

Adesso che abbiamo focalizzato l’argomento cardine che andremo a trattare, non ci rimane che entrare nel merito della questione.

Sei pronto? Iniziamo subito.

Ecco ciò che devi sapere per lavorare nei beni culturali

Le offerte lavoro musei e gallerie pubbliche prevedono una selezione attraverso concorsi di carattere nazionale. Queste vengono generalmente indette e coordinate dal MIBAC, ovvero dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Oppure da enti appositamente predisposti, che hanno la prerogativa di pubblicare avvisi pubblici in Gazzetta Ufficiale. Al fine di introdurre nuove risorse per svolgere lavoro nei musei presenti sul territorio. Ma per quali ruoli? E quali competenze sono richieste? Parleremo proprio di questo nei prossimi paragrafi.

Offerte lavoro Musei: posizioni più richieste

Ora che abbiamo chiarito come lavorare nei musei, ovvero qual è la procedura pubblica per essere assunti, andiamo a scoprire le figure professionali più richieste nei concorsi.

Ecco una lista omnicomprensiva:

  1. Archivisti;
  2. Restauratori;
  3. Personale rapporti con il pubblico e accoglienza;
  4. Educatori museali;
  5. Operatori nei Musei addetti biglietteria;
  6. Responsabili bibliotecari;
  7. Responsabili amministrativi;
  8. Personale di segreteria;
  9. Addetti stampa;
  10. Web master;
  11. Addetti alla sicurezza;
  12. Addetti alla progettazione e agli allestimenti di spazi museali e mostre.

Apriamo adesso la parentesi “stage musei“. 

Se la tua ambizione, in alternativa a comprendere come lavorare nei musei, è quella di provare a svolgere un tirocinio presso il Mibact, ti consigliamo di seguire questa procedura:

  1. Consulta sito e bandi, oppure contatta l’Ufficio Comunicazione, per sondare la possibilità di poter adempiere ad alcune mansioni ricopribili con le tue capacità e con la tua disponibilità;
  2. In caso di riscontro positivo, recarti presso gli uffici dedicati ai tirocini o della soprintendenza più vicino a te;
  3. Compila i moduli relativi al progetto e al tirocinio richiesti e segui la procedura che ti verrà indicata per la consegna e l’eventuale approvazione;
  4. Preparati e attendi l’inizio del tirocinio.

offerte lavoro museiOltre a concorsi pubblici e stage, puoi anche tenere d’occhio annunci e regole di ingaggio in merito al lavoro nei musei privati. Ma anche collaborazioni esterne e temporanee, ruoli vacanti in organizzazioni e Fondazioni di varia natura.

Oppure pensare a come lavorare nei Musei Vaticani. Tutte categorie che potrebbero seguire iter differenti tra loro.

Ti conviene rimanere sempre in allerta. Da Bari a Firenze o ai beniculturali Torino, poco cambia. Perché, come detto, solitamente i concorsi sono nazionali.

E poi perché hai l’opportunità di formarti attraverso i corsi e i master online erogati dall’Università Telematica Unicusano. Grazie ai quali puoi seguire le elzioni in modalità e-learning quando vuoi e da dove vuoi.

Lavoro beni culturali: i corsi che ti danno più possibilità

Ma quali sono i corsi in grado di dare una preparazione adeguata a poter spiccare nei concorsi nei musei?

Ovviamente dipende anche dal tipo di ruolo che per cui ti candidi. Tenendo in considerazione le 12 professioni che abbiamo elencato nel precedente paragrafo, possiamo fare una cernita dei corsi più utili a rispondere alle diverse offerte lavoro beni culturali.

  1. Museologia, gestione e valorizzazione dei beni culturali. Si tratta di un Master di I livello. Perfetto per te, se hai intenzione di assimilare concetti teorici, ma anche esempi organizzativi pratici. Oltre a scoprire (o affinare) l’utilizzo delle tecnologie applicate in ambito museale. Il tutto finalizzato alla nascita o al consolidamento di una carriera professionale nel settore;
  2. Curatore museale. Corso di Perfezionamento e aggiornamento. Gli sbocchi lavorativi sono quelli relativi a impieghi nei settori della progettazione museale, dell’organizzazione e dell’allestimento di collezioni permanenti o temporanee;
  3. Arts communication – L’arte di comunicare l’arte. Se una galleria d’arte cerca assistente nell’ambito della comunicazione, questo master di I livello è perfetto. Soprattutto se sei interessato ad organizzare piccole mostre ed eventi correlati. Oppure trovare un’occupazione nell’ambito creativo della gestione di beni culturali, come in uffici stampa o agenzie di comunicazione focalizzate su questo settore;
  4. La comunicazione nella P.A. Ancora un Master di I Livello. Incentrato in particolare sulle opportunità di comunicazione possibili grazie all’utilizzo di internet e dei social network da parte di enti pubblici. Adatto soprattutto per formare operatori degli Uffici di Relazione con il Pubblico;
  5. Security Manager. Altro corso di perfezionamento e aggiornamento professionale. Avente come scopo quello di formare manager esperti nel settore della sicurezza pubblica e privata. Ma anche in grado di possedere un’ottima conoscenza del business ed essere nelle condizioni di operare in modo trasversale nei processi aziendali.

Come lavorare nei musei: hai già scelto il master giusto per te?

Quelli che abbiamo visto fino a questo momento sono i master più attinenti ai ruoli di cui ti abbiamo parlato. Quelli più legati a come lavorare nei musei in maniera diretta.

Ciò non toglie che di corsi che potrebbero avere a che fare con posizioni collaterali o mestieri simili, come lavorare in biblioteca, ce ne sono ancora tanti altri.

Per questo ti consigliamo di dare un’occhiata alla lista completa dell’offerta dei master di Unicusano a Bari e nel resto d’Italia.

Idem se sei alla ricerca della Facoltà o del Corso di Laurea che più si addice alle tue aspirazioni. Sia a livello culturale che per quanto riguarda l’aspetto strettamente professionale.

E ricorda, soprattutto se già lavori, che grazie alla piattaforma e-learning, i nostri corsi hanno una flessibilità unica. Inoltre, grazie alla caratura degli insegnanti e dei professionisti che tengono le lezioni, l’offerta formativa è senza dubbio di altissima qualità.

Da parte nostra, quindi, ci auguriamo di esserti stati di aiuto. Speriamo che grazie a questo articolo tu abbia più chiaro come lavorare nei musei.

In questa nostra guida, infatti, ti abbiamo indicato quali sono le professionalità più ricercate nell’ambito del lavoro nell’arte e nella cultura museale. E poi come funzionano le selezioni attraverso Mibact, beni culturali, concorsi.

Per concludere con la cosa probabilmente più importante: come acquisire le competenze e le qualifiche più spendibili per lavorare in un museo. Ovvero a quali corsi e master iscriverti, con tanto di link alle schede dettagliate di ognuno di essi.

Adesso tocca non devi fare altro che valutare e scegliere quello che reputi migliore per te. Ovviamente anche in base all’ambito specifico in cui vorresti trovare occupazione.

Mentre a noi, a questo punto, non rimane che augurarti buon lavoro. Dove? Ovviamente in una professione che ti piace. Come lavorare nei musei, giusto appunto.

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Programmi per mappe concettuali: ecco i migliori tools

Sei alla ricerca di programmi per mappe concettuali, in grado di facilitare il tuo studio?

Ottima idea, perché creare mappe concettuali può aiutarti a memorizzare in modo veloce e funzionale.

Si tratta di un sistema pratico e utile sia a scuola che all’università. Non solo, anche sul lavoro può dare grandi soddisfazioni. Il modo migliore per organizzare il tuo studio, magari abbinandolo ad una sana dieta universitaria e alla pratica di uno sport in grado di aiutare le tue prestazioni cognitive.

Ma come fare una mappa concettuale davvero efficiente?

In questo articolo scopriremo come è possibile. Andando a carpire tutti i segreti dei migliori software gratis e non. L’importante è che facciano al caso tuo, soddisfando appieno le tue esigenze.

Iniziamo subito questo nostro viaggio, cercando di capire innanzitutto cosa si intende per creazione mappa concettule. Per poi passare all’analisi dettagliata dei migliori programmi ad essa dedicati.

Cos’è e come si fa una mappa concettuale: trucchi e consigli

Una mappa concettuale è la trasposizione, all’interno di un grafico, delle proprie conoscenze su un dato argomento e delle connessioni cognitive che esso può generare. Ovvero una relazione tra più concetti, scaturiti da uno di partenza. Essa si basa su un metodo di “apprendimento significativo”, contrapposto quindi al cosiddetto “apprendimento meccanico”. Ecco perché lo studio in mappa è un ottimo metodo per ottimizzare tempo ed energie, conseguendo risultati sorprendenti. Andiamo a vedere come strutturarla e quali sono i programmi per mappe concettuali che possono agevolarci.

I segreti per realizzare mappe concettuali efficaci

I maggiori teologi dell’apprendimento significativo furono Joseph Novak e David Ausubel.

Secondo lo stesso Novak, colui che creò l’impostazione originale delle mappe concettuali negli anni 60 del ‘900, la struttura ideale deve comprendere le seguenti caratteristiche:

  1. Presenta una struttura complessiva di tipo reticolare;
  2. La struttura reticolare è il risultato della creazione di diversi nodi concettuali. Ognuno di questi nodi, a sua volta, rappresenta un concetto elementare racchiuso all’interno di una figura geometrica;
  3. Le relazioni che collegano i nodi concettuali, di cui sopra, sono di tipo connessionista. Questi sono comunemente raffigurati con delle frecce orientate, etichettate solitamente con un predicato descrittivo.

Altri consigli che dovresti seguire, e che possiamo aggiungere al paradigma iniziale di Novak affinché tu possa realizzare una mappa concettuale funzionale, sono:

  1. Indica in maniera chiara il tema principale e l’ambito di analisi;
  2. Sviluppa la mappa dall’alto verso il basso. Pur concedendoti delle connessioni trasversali, ma solo come eccezioni;
  3. Parti dall’identificazione dei concetti per poi creazione le connessioni associative tra loro;
  4. Cerca di collegare gli argomenti in maniera corretta, ma anche chiara.

Esiste poi una variante, che è quella delle mappe mentali. Queste ultime sono più orientate all’ambito creativo.

Mentre le mappe concettuali si caratterizzano per un orientamento decisamente più cognitivo ed emozionale. Motivo per il quale esse sono molto utili nell’ambito della formazione, del problem solving e della gestione della conoscenza.

In epoca più recente, l’impiego di programmi per mappe concettuali e mentali digitali, ha dato la possibilità di:

  1. Integrare l’espressività;
  2. Implementare il bagaglio evocativo e strutturale delle mappe mentali;
  3. Introdurre strumenti informatici e telematici in grado di modernizzare e automatizzare le strutture.

Questo è stato possibile grazie alla possibilità di creare mappe concettuali online o attraverso gli strumenti digitali forniti dall’informatica contemporanea. Dai computer ai dispositivi mobili.

Programma per fare mappe concettuali: quale utilizzare?

Potresti anche realizzare una mappa concettuale Word, utilizzando il noto progamma di video scrittura di Office. Ma se vuoi qualcosa di più specifico, potresti scegliere un “map tool” tra:

  1. CMAP. Ecco uno dei programmi per mappe concettuali più avanzati. Cmaptools si distingue perché permette di creare mappe online in grado di racchiudere file allegati e link esterni. Inoltre, ti offre la possibilità di condividerle su internet. Utilissima quindi anche per studi o lavori di gruppo. Inoltre, il suo funzionamento è piuttosto semplice. Si basa sull’inserimento di caselle di testo, ampiamente personalizzabili, attraverso un doppio clic. Puoi scegliere infatti forma, sfondo, colore e carattere. Per quanto riguarda le linee e le frecce, invece, basta solo trascinarle verso il punto desiderato. Dulcis in fundo: è possibile effettuare il Cmap download italiano gratis. Provarla non nuoce insomma;
  2. FREEMIND. Un’altra ottima soluzione tra i programmi per mappe concettuali gratis. Anche se in realtà effettuando il Freemind dowdnload ti accorgerai che questo software è più orientato alle mappe mentali. Una prerogativa molto simpatica è quella che ti consente di abbellire le tue mappe grazie alle icone. Con esse puoi mettere in evidenza punti di domanda, indicatori di priorità e via dicendo. Potrai così creare mappe belle e interattive;
  3. MINDMEISTER. Ecco lo strumento adatto per creare mappe concettuali online, senza bisogno di scaricare nulla. MindMeister è accessbile da qualisai browser di Windows, Mac OS e Linux.
  4. XMIND. Concludiamo con un altro tra i migliori programmi per creare mappe concettuali gratis in italiano, dopo Cmaps e gli altri citati. Rispetto agli altri XMind è più orientato al brainstorming e, di conseguenza, all’organizzazione e alla condivisione delle idee. È in grado di supportare sia mappe mentali che mappe concettuali. Ma anche organigrammi, diagrammi a lisca di pesce o ad albero, fogli di calcolo e tabelle logiche.

Programmi per fare mappe concettuali: hai già scelto quello giusto per te?

software gratisSperiamo di esserti stati di aiuto e che questa nostra guida ti abbia messo nelle condizioni di saperne di più sui programmi per mappe concettuali.

Ti abbiamo raccontato come nascono, a cosa servono e come fare questi grafici. Abbiamo parlato della differenza tra apprendimento significativo e apprendimento meccanico. Fino ad arrivare alle mappe digitali e online, sviluppatesi grazie agli strumenti offerti dalle nuove tecnologie. In modo da poterti elencare i migliori programmi utili alla tua causa.

Adesso non ti rimane che sceglire quello che reputi più adatto alle tue esigenze, anche in base all’ambito in cui devi utilizzarlo. Ovvero se frequenti una scuola, se sei iscritto ad un Corso di Laurea o se segui un Master. E poi potrai finalmente ralizzare la tua mappa concettuale online, oppure attraverso il software che hai scaricato sul tuo computer o dispositivo di altro tipo.

Ma ricorda che puoi usare questo metodo anche se svolgi un’attività professionale. Specialmente se si tratta di un lavoro che prevede l’impiego di abilità cognitive e mnemoniche. Perché, come abbiamo già accennato all’inizio, stiamo parlando di metodologie e strumenti che possono aiutare la tua mente e la tua memoria in qualsiasi contesto.

Ricordati di questo articolo e torna a consultarlo ogni volta che avrai dubbi o che vorrai testare un nuovo programma per mappe concettuali.

Se hai trovato interessante e utile quanto ti abbiamo detto, suggerisci pure questa pagina ai tuoi amici. Magari potreste provare un programma per uno e condividere poi le opinioni in merito. Ma anche scambiarvi trucchi e conoscenze, una volta approfondite le peculiarità di ognuno di loro. Se vuoi, dopo puoi anche lasciarci un commento con le tue impressioni o recensioni personali.

A questo punto, a noi non resta che augurarti buono studio e buon lavoro. Adesso tocca a te, con qualche aiutino in più a tua disposizione.

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