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Come funziona il sistema elettorale italiano?

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Nel 2018, gli elettori italiani hanno espresso il loro voto nell’ambito di un nuovo sistema elettorale. Tuttavia, questa è la quarta volta in 25 anni che il parlamento italiano modifica la riforma legislativa.

Per capire come funzionano oggi la politica e le elezioni italiane, è necessario prima partire dallo sviluppo politico e dalla storia dell’Italia post-Seconda Guerra Mondiale.

La nascita della Repubblica

Dopo gli eccessi del fascismo sotto Mussolini e il trauma della seconda guerra mondiale, l’Italia si trasformò da monarchia in repubblica optando per un sistema parlamentare bicamerale, composto da una Camera dei deputati (con 630 membri eletti) e da un Senato (315 membri eletti). Affinché qualsiasi legge venga approvata in Italia, ha bisogno dell’approvazione di entrambe queste camere.

Il sistema è progettato per mitigare un controllo eccessivo da parte di qualsiasi leader: il primo ministro che guida il governo ha bisogno del sostegno di entrambe le camere.

Mentre la maggior parte del potere spetta al Parlamento, l’Italia mantiene un presidente della Repubblica che viene eletto da un collegio elettorale speciale per 7 anni. Il ruolo è in pratica principalmente cerimoniale, ma ha ancora importanti responsabilità come nominare il primo ministro e garantire che la costituzione sia rispettata.

L’instabilità diventa la nuova normalità

Per decenni dopo la seconda guerra mondiale, l’Italia è stata rinomata tra le democrazie occidentali per l’instabilità dei suoi governi. Il sistema di voto è stato per lungo tempo strettamente proporzionale e, data la significativa frammentazione degli elettori in molti partiti, nessun partito a partire dagli anni ’50 in poi poteva raggiungere una maggioranza elettorale a sé stante.

Tra il 1946 e il 1994 si sono succeduti più di 60 governi. Le notizie quotidiane erano in genere focalizzate sulla crisi politica, sui governi in bilico e sulla complicata costituzione di coalizioni multipartitiche instabili.

La coalizione più conosciuta di quell’epoca è forse il cosiddetto Pentapartito – una complessa coalizione a cinque partiti che si estendeva dal Partito socialista di centrosinistra al Partito liberale conservatore. Eppure, durante tutto questo tempo, vi fu una relativa stabilità: la Democrazia Cristiana spopolava e furono fatti molti sforzi per tenere il governo nazionale fuori dalle mani del Partito Comunista Italiano (PCI).

La crisi in parlamento fu accompagnata tafferugli in strada – e la fine degli anni ’60 e gli anni ’80 furono anni difficili contrassegnati violenza politica e terrorismo. In questo contesto si inserisce il rapimento e l’assassinio dell’ex primo ministro Aldo Moro nel 1978 da parte delle Brigate Rosse, un’organizzazione terroristica di estrema sinistra.

La Seconda Repubblica

All’inizio degli anni ’90, stufi delle turbolenze politiche e dello scandalo di Tangentopoli, gli italiani hanno votato per una significativa riforma nel 1993, portando a quello che è considerato l’inizio della seconda Repubblica italiana nel 1994.

È stato introdotto un nuovo sistema di voto per ridurre l’instabilità e vecchi partiti come i Democratici Cristiani e il Partito Socialista, in gran parte spazzati via. Iniziò un significativo processo di significativo riallineamento politico. Di conseguenza, anche il Partito comunista italiano si dissolse in gran parte attraverso una serie di trasformazioni e divisioni tra puristi della dottrina e una più ampia base più socialdemocratica.

Il più grande successore del partito può ora essere identificato con il Partito Democratico di centrosinistra al potere.

Un nuovo sistema elettorale

Nel perseguimento di governi più stabili, l’Italia ha attuato una serie di riforme elettorali dall’inizio della sua seconda Repubblica. L’ultima di queste è stata un’importante riforma approvata nel 2017, che ha creato un nuovo sistema di voto. Il risultato è “Rosatellum bis“, un nome che deriva da Ettore Rosato, membro della Camera dei Deputati, e leader del Partito Democratico.

Il Rosatellum sostituisce la precedente legge elettorale italiana del 2015, nota come Italicum (valida solo per la Camera dei deputati) e la previgente legge Calderoli (in vigore per il Senato della Repubblica, non abrogata dall’Italicum), ambedue soggette a pronunce di parziale incostituzionalità da parte della Corte costituzionale.

Con questa nuova riforma elettorale, in ciascuno dei due rami del Parlamento, il 37% dei seggi assembleari è attribuito con un sistema maggioritario uninominale a turno unico, mentre il 61% degli scranni viene ripartito fra le liste concorrenti mediante un meccanismo proporzionale corretto con diverse clausole di sbarramento. Le candidature per quest’ultima componente sono presentate nell’ambito di collegi plurinominali, a ognuno dei quali spetta un numero prefissato di seggi; l’elettore non dispone del voto di preferenza né del voto disgiunto. La Costituzione stabilisce altresì che dodici deputati e sei senatori debbano essere prescelti dai cittadini italiani residenti all’estero.

Per ottenere i seggi assegnati tramite rappresentanza proporzionale, i partiti devono ottenere almeno il 3 % dei voti in entrambe le camere. Al contrario, se un numero maggiore di partiti decide di formare una coalizione, deve raggiungere una soglia minima del 10%. Se un partito all’interno di una coalizione non raggiunge la soglia, gli altri partiti alleati divideranno i voti tra di loro.

Le nuove circoscrizioni

La legge stabilisce una nuova suddivisione del territorio nazionale in circoscrizioni: 20 per il Senato della Repubblica (coincidenti con le regioni come nelle precedenti leggi elettorali) e 28 per la Camera dei deputati (una in più, in Lombardia). Ciascuna circoscrizione è a sua volta suddivisa in collegi uninominali ed in collegi plurinominali:

  • per il Senato della Repubblica sono previsti, ripartiti nelle venti circoscrizioni senatoriali proporzionalmente alla popolazione di ciascuna, sulla base dell’ultimo censimento generale, 116 collegi uninominali. I restanti collegi sono plurinominali e vengono costituiti mediante aggregazione di collegi uninominali contigui in modo tale da esprimere un numero di seggi non inferiore a due e non superiore a otto.
  • Per la Camera dei deputati sono previsti – ripartiti nelle ventotto circoscrizioni proporzionalmente alla popolazione di ciascuna, sulla base dell’ultimo censimento generale – 232 collegi uninominali. I restanti collegi sono plurinominali e sono costituiti, di norma, dall’aggregazione di collegi uninominali contigui e tali che a ciascuno di essi sia assegnato, di norma, un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a otto.
  • il Molise dispone di tre collegi uninominali: due per la Camera ed uno per il Senato.
I collegi elettorali uninominali e plurinominali per l’elezione del Senato della Repubblica

Il Governo si avvalgono di una commissione composta dal presidente dell’ISTAT e da dieci esperti in materia elettorale; il termine per il parere parlamentare da parte delle commissioni competenti per materia è di 15 giorni (dalla data di trasmissione da parte del Governo).

Liste corte bloccate

I partiti o i gruppi politici possono presentarsi (così alla Camera come al Senato) come lista singola o in coalizione unica a livello nazionale. I partiti in coalizione presentano candidati unitari nei collegi uninominali.

Nei collegi plurinominali ciascuna lista è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine numerico: il numero dei candidati della lista non può essere inferiore alla metà, con arrotondamento all’unità superiore, dei seggi assegnati al collegio plurinominale, né può essere superiore al limite massimo di seggi assegnati al collegio plurinominale.

In tal modo, con l’intento di superare le censure della Corte costituzionale alla legge Calderoli, si prevede che i candidati nei collegi plurinominali proporzionali siano di fatto indicati in liste corte (appunto tra i 2 e i 4 nominativi) in modo da essere singolarmente riconoscibili dall’elettore.

Non è prevista l’espressione di voti di preferenza, cosicché nei collegi plurinominali, determinato il numero degli eletti che spettano a ciascuna lista, i candidati vengono eletti secondo l’ordine fissato al momento della presentazione della lista stessa.

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