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Cosa sono i reati ambientali? Una panoramica completa

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I crimini ambientali rappresentano una grave minaccia per la nostra vita quotidiana, il nostro pianeta e le generazioni future. I confini che delimitano questi reati sono piuttosto ampi, tanto che vanno dal traffico di avorio alla pesca di specie protette, dal disboscamento illegale allo scarico di rifiuti pericolosi.

A differenza del commercio illegale di droghe e altri beni illeciti, le risorse naturali sono limitate e non possono essere reintegrate in laboratorio. In quanto tale, c’è un senso di urgenza per combattere la criminalità ambientale.

Reati ambientali: un circolo redditizio

I crimini ambientali sono ampiamente riconosciuti come una delle forme più redditizie di attività criminale transnazionale. Il loro valore monetario è stato stimato nel 2016 tra i 91-259 miliardi di dollari all’anno, molto probabilmente l’attività criminale più vantaggiosa al mondo dopo la droga, le contraffazioni e il traffico di esseri umani. Una stima che ha registrato un aumento del 26% rispetto al 2014, con tassi destinati a salire del 5-7% all’anno.

Secondo il rapporto INTERPOL-UNEP 2016, le attività illegali che coinvolgono l’ambiente, la biodiversità o le risorse naturali sono spesso redditizie e comportano rischi relativamente bassi per i criminali. I crimini ambientali non vengono considerati una priorità in alcuni Paesi, con conseguente mancanza di una risposta governativa adeguata e proporzionata.

Al di là degli impatti immediati sull’ambiente, il commercio illegale di risorse naturali sta privando le economie in via di sviluppo di miliardi di dollari di mancati introiti solo per riempire le tasche dei criminali. Lo sviluppo sostenibile, i mezzi di sussistenza, il buon governo e lo Stato di diritto sono tutti minacciati, poiché ingenti somme di denaro stanno affluendo alle milizie e ai gruppi terroristici.

Quali sono i reati ambientali più diffusi?

La criminalità ambientale sta diventando un grave problema in tutto il mondo in diverse forme, alcune delle quali sono tra le attività criminali più redditizie al mondo. I reati contro l’ambiente più comuni sono legati allo sfruttamento illecito della fauna e della flora selvatiche, all’inquinamento, allo smaltimento dei rifiuti e al loro commercio.

Reati contro la fauna selvatica

Considerato dall’Interpol come il terzo più grande commercio illegale al mondo – dopo il traffico di droga e armi – il traffico di animali selvatici rappresenta una seria minaccia per la sopravvivenza della biodiversità nel mondo.

Secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura e delle risorse naturali (IUCN), il crimine contro la fauna selvatica è particolarmente persistente in Africa, Asia e America Latina, dove tutti i tipi di specie – mammiferi, avifauna, rettili e anfibi, insetti e piante – sono colpite. In questo caso, anche i “consumatori” sono direttamente coinvolti in questo crimine, che scomparirebbe se non venissero fatte offerte molto alte per le specie a rischio sul mercato nero. Come nota a margine inquietante, più la specie è a rischio di estinzione, più alto è il prezzo.

Le specie più richieste sono uccelli tropicali (pappagalli ecc.), rettili (serpenti, coccodrilli, ecc.), aracnidi (alcuni tipi di tarantole), scimmie (cappuccini, scimpanzé, lemuri) e così via. Ma il traffico di animali non ha come scopo ultimo quello di venderli solo come animali da compagnia; troviamo anche casi gravi come la vendita di avorio di elefanti o rinoceronti sul mercato nero, usati per realizzare oggetti decorativi o rimedi nella medicina tradizionale cinese.

Diboscamento illegale

Principale causa di deforestazione, colpisce in particolar modo le regioni che ospitano rigogliose foreste. Secondo il governo brasiliano, la distruzione dell’Amazzonia, la più grande foresta pluviale del mondo, è aumentata nel 2013 con un aumento del 29% della deforestazione. Il disboscamento incontrollato per procurarsi legna per mobili o altri beni – o anche per terreni agricoli – è la causa più grave di questo crimine ambientale.

Altre terre, come le foreste indonesiane, stanno invece scomparendo a causa delle eccessive coltivazioni di olio di palma. Come possiamo fermarlo? Chiedendo legno certificato ed evitando prodotti provenienti da coltivazioni estensive…Anche prevenire questi disastri ambientali è nelle nostre mani!

Cattivo smaltimento dei rifiuti elettronici

I cosiddetti Paesi sviluppati producono fino a 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici ogni anno tra computer, televisori, telefoni cellulari, elettrodomestici, ecc. Il traffico di rifiuti ha origine principalmente nei Paesi sviluppati, con l’Unione Europea, gli Stati Uniti, il Giappone e l’Australia sono comunemente identificati come i principali esportatori di spedizioni illegali di rifiuti. I principali continenti di destinazione del traffico illegale di rifiuti sono l’Africa (Costa d’Avorio, Ghana, Guinea, Nigeria, Sierra Leone, Tanzania, Togo, Benin e Senegal) e l’Asia (Cina, Hong Kong, Indonesia, India, Malesia, Pakistan e Vietnam ).

Anche se l’esportazione di questi rifiuti pericolosi è vietata in diversi Paesi, una buona parte di questa spazzatura, che dovrebbe essere trattata, finisce in regioni remote inquinando regioni incontaminate. Per prevenire tutto ciò, possiamo contribuire chiedendo ai governi di adottare misure di riciclaggio adeguate al nostro tasso di produzione e consumo, in modo che non finiscano per creare discariche inquinanti in nessuna parte del mondo.

Pesca illegale

100 milioni di squali vengono catturati ogni anno da navi specializzate e fino a 70 milioni di loro sono catturati solo per essere privati delle pinne sulla nave e poi gettati in mare. Questa pratica comporta una morte lenta e dolorosa ed è stata bandita nell’UE dal 2003.

Oltre ad essere creature belle e forti, gli squali sono animali essenziali per la catena trofica negli oceani e quindi essenziali per la loro sopravvivenza. Dal momento che un chilogrammo di pinna di squalo vale 600 euro nel mercato asiatico, il commercio ittico illegale ha un grosso tornaconto economico.

Sversamento nelle falde acquifere

Questo tipo di crimine ambientale è più frequentemente causato da aziende, fabbriche e pubbliche amministrazioni. I rifiuti tossici provenienti dalle fabbriche vengono solitamente rilasciati nell’ambiente in modo incontrollato, inquinando allo stesso tempo fiumi, falde acquifere di laghi, ecc.

Si tratta di un reato molto grave perché non solo provoca la morte o l’ammalarsi della fauna locale, ma rende l’acqua insalubre ed inquina anche la flora circostante, influenzando la catena alimentare. Ci sono molti modi per evitare questo problema di scarico dei rifiuti, come l’utilizzo di collettori delle acque reflue o impianti di depurazione, tra gli altri.

Rientra in questa categoria anche la produzione e il consumo illegali di clorofluorocarburi (CFC), idroclorofluorocarburi (HCFC) e altre sostanze che riducono lo strato di ozono. Queste sostanze influenzano il sistema immunitario degli animali, creando vulnerabilità alle malattie infettive e ridotta produttività nelle piante e nel fitoplancton.

Estrazione illegale

L’attività mineraria illegale è prevalente in Africa, America Latina e parti dell’Asia, dove sta diventando sempre più una questione di grande preoccupazione pubblica. Ha gravi impatti ambientali, in particolare l’inquinamento da mercurio derivante dall’estrazione artigianale dell’oro, la distruzione della flora e della fauna naturali, l’inquinamento dell’atmosfera, il degrado del paesaggio e il rischio di radiazioni.

Considerando gli effetti che questi crimini hanno sull’ambiente, dobbiamo tenere presente che spesso coinvolgono anche lo sfruttamento delle persone, crimini di corruzione e riciclaggio di denaro, uccisioni (come nel caso del disboscamento illegale) e molti altri reati correlati.

Nuove tipologie di crimini ambientali stanno emergendo di recente, come quelli relativi allo scambio di emissioni di carbonio, e tutti devono essere regolamentati per raggiungere un futuro più sostenibile. Tenendo conto della crescente sensibilità nei confronti dei reati ambientali, Unicusano ha attivato un Master di II Livello in Diritto ambientale e tutela del territorio, finalizzato a formare specialisti nello studio sui principali temi in materia di Diritto ambientale nazionale, con un focus particolare sulla situazione europea.

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