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Che cos’è il modello di Gordon e perché è importante

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Ti interessa sapere in cosa consiste il Modello di Gordon e quali sono le sue finalità? Allora eccoti nel posto giusto.

Con l’espressione Modello (o Metodo) di Gordon (da non confondere con il Dividend Discount Model di Gordon, usato in economia per valutare il valore di crescita di un’azienda) si identifica un particolare modello educativo centrato sulla comunicazione e sull’importanza delle relazioni tra individui, ovvero sulla fiducia nel potenziale dell’altro, più che su un sapere preconfezionato. Nello specifico si tratta di un sistema integrato per la creazione e il mantenimento di relazioni efficaci.

Thomas Gordon, psicologo ed educatore americano, candidato al Nobel per la pace per tre anni di fila a partire dal 1997, ha realizzato un modello per facilitare lo sviluppo di relazioni durature e significative tra le persone, basato sulla reciproca soddisfazione e sulla risoluzione pacifica dei conflitti. All’inizio degli anni Sessanta Gordon rivede il metodo adattandolo al rapporto genitori figli e dal 1970 inizia ad applicarlo anche al mondo dell’istruzione.

Vediamo insieme in cosa consiste il Gordon Model e quale può essere la sua applicazione in ambito scolastico.

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Metodo di Gordon: in cosa consiste

Numerosi studi hanno dimostrato che la creazione di un’atmosfera socio-affettiva e relazionale favorevole è una condizione essenziale per produrre un apprendimento significativo. Un contributo fondamentale in questa direzione è stato fornito dagli studi di Thomas Gordon. Ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta.

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Applicazioni del metodo di Gordon

Il punto di partenza del modello di Gordon consiste nell’elevazione del rapporto educatore-studente. Gordon era convinto che questo consentisse di insegnare con successo qualsiasi materia e che per l’insegnante saper comunicare in maniera efficace e disporre di competenze specifiche sul piano relazionale fosse fondamentale per ridurre i problemi e le conflittualità che immancabilmente caratterizzano il rapporto con gli studenti.

Il modello operativo che Gordon propone agli insegnanti, di estrema semplicità e di facile apprendimento, è fondato su una serie di procedure in grado di promuovere un’educazione alla pace e delle relazioni interpersonali collaborative. Queste abilità, una volta acquisite, possono inoltre strutturare forme di leadership democratica e relazioni interpersonali pacifiche e collaborative.

A differenza dei modelli educativi classici, Gordon sostiene che l’educazione è un processo autogestito, atto a sviluppare nel discente una maggiore comprensione di sé stesso. L’educatore è quindi un “facilitatore”, in quanto egli può agevolare tale processo nell’individuo in fase di formazione, apprendendo ad essere in modo autentico ciò che è. Nel processo di apprendimento bisogna intendere l’insegnamento come la relazione di ciascuno con l’altro e non unicamente come passaggio di informazioni da me all’altro.

Il ruolo del facilitatore

Gordon ha rivolto in modo particolare la sua attenzione sulla relazione insegnante-alunno e genitore-figlio, ma anche su quella tra ragazzi stessi e tra adulti.

Nel modello di Gordon il facilitatore è colui che, attraverso l’empatia, sostiene il processo di sviluppo e di crescita della persona. Egli è quindi, in primo luogo, un buon comunicatore.

In quanto tale deve essere in possesso di due competenze fondamentali:

  • l’ascolto attivo
  • il messaggio io

modelli educativiL’ascolto attivo non consiste semplicemente nel prestare attenzione, nel lasciar parlare l’altro senza interromperlo.  Consiste nel porsi in ascolto, con le orecchie ma anche con il cuore e con la mente, mostrandosi attenti, lanciando messaggi di accoglienza verbali e non verbali (ad esempio “ho capito” o “spiegami meglio”), ponendo domande al proprio interlocutore e riproponendo il contenuto del suo discorso con parole diverse, per cercare di capire quali sono i bisogni alla base del suo discorso, dargli la possibilità di approfondirlo e di guardarlo da più punti di vista. L’ascolto attivo è il primo passo per una vera connessione con l’altra persona. Cosa sta cercando di dirci? Qual è il suo bisogno?

La tecnica del “messaggio io” consiste nel comunicare all’altro come ci si sente in una determinata circostanza e in che modo il suo comportamento ci causa un problema o ci fa star male. Una frase come “Io mi sento triste quando non mi ascolti, perché mi sento ignorato e vorrei che tu mi considerassi di più” porterà sicuramente ad un risultato migliore che se usassimo la tecnica del “tu”: “E’ colpa tua, perché tu non mi ascolti e io mi sento ignorato. Sei un egoista”. Se nell’ultimo caso l’interlocutore potrebbe infatti offendersi o arrabbiarsi, quindi attivare un atteggiamento difensivo o, peggio, di contro-attacco, nel primo caso si otterranno sicuramente risultati maggiormente positivi.

Le barriere della comunicazione

Nel libro “Insegnanti Efficaci” (”T.E.T. Teacher Effectiveness Training”, pubblicato nel 1974) Thomas Gordon elenca le 12 barriere alla comunicazione che costituiscono il “linguaggio del rifiuto” e impediscono una vera connessione con l’altro. Si tratta di atteggiamenti che mettiamo spesso in atto, ma che caratterizzano il non ascolto, che generano allontanamento e chiusura e interferiscono negativamente con la comunicazione e che quindi vanno evitate il più possibile:

  • Essere imperativi/Ordinare/Esigere
  • Avvertire/Minacciare
  • Fare la morale/Fare la predica
  • Dare soluzioni già pronte o consigli non richiesti
  • Cercare di persuadere con argomentazioni logiche
  • Complimentarsi o elogiare immeritatamente
  • Giudicare/Criticare
  • Umiliare/Ridicolizzare/Prendere in giro
  • Diagnosticare/Analizzare i comportamenti altrui
  • Consolare/Minimizzare
  • Cambiare argomento/Fare sarcasmo
  • Inquisire/Interrogare/Mettere in dubbio

Metodo di Gordon: la risoluzione dei conflitti

L’applicazione del modello di Gordon ha offerto un contributo fondamentale per la risoluzione costruttiva dei conflitti, non soltanto di quelli tra genitori e figli o tra insegnanti e studenti, ma anche quelli interculturali o interrazziali.

Questo metodo può inoltre essere un ottimo punto di partenza per la definizione di una strategia di comunicazione interpersonale efficace da impiegare sul luogo di lavoro.

L’acquisizione di modalità e di strumenti di comunicazione alternativi a quelli classici consente infatti, secondo il Gordon model, di risolvere i conflitti senza ricorrere a metodi coercitivi o di sottomissione, adottando uno stile democratico. Rinunciando all’esercizio del potere, le parti in conflitto possono unirsi nella ricerca di soluzioni accettabili per entrambi, attraverso il problem solving, salvaguardando la relazione.

Riepilogando, il modello di Gordon si basa sulle seguenti abilità:

  • Capacità di ascolto
  • Congruenza
  • Espressione dei propri bisogni
  • Disponibilità a collaborare per la ricerca di una soluzione

Esso si articola inoltre in sei stadi:

  • Definire chiaramente il problema in termini di bisogni, motivazioni e obiettivi precisi;
  • Proporre le possibili soluzioni (se possibile, attraverso il “brainstorming”);
  • Valutare le soluzioni proposte;
  • Scegliere le soluzioni, in virtù delle proprie ed altrui attitudini ed esperienze;
  • Formulare un piano d’azione;
  • Concordare i criteri di verifica dei risultati per decidere se il problema è stato veramente risolto.

In altre parole secondo Gordon i conflitti non si possono risolvere con l’uso di tecniche costrittive, ma solo attraverso una comunicazione efficace, che non danneggi irreparabilmente le relazioni tra le parti in causa..

In una società come la nostra, in cui le relazioni sono spesso problematiche e guidate dal profitto o dalla smania di potere, è importante coltivare e diffondere modelli non-violenti di risoluzione dei conflitti e tendere verso un’educazione democratica che veicoli valori come rispetto, onestà, lealtà, basata sulla cooperazione e sul rispetto reciproco anziché sulla competizione.

Conclusioni e studi consigliati

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