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Serie TV comiche: le 10 da vedere assolutamente

Sei un appassionato di fiction alla ricerca di nuove serie TV comiche da poter guadare?

Se oltre ai grandi colossal o ai film sulla 1 guerra mondiale, ogni tanto preferisci  guardare qualcosa di più leggero e simpatico, allora hai trovato la guida che fa per te. Questo articolo, infatti, è dedicato proprio a questo. Perché decidere la giusta serie tv da vedere equivale a prendere una decisione importante.

Questo vale soprattutto se si tratta di scegliere una serie tv divertente in grado di distrarre e rilassare la mente durante qualche piccola pausa dallo studio o dal lavoro. Anche questo può aiutare a donare una maggiore freschezza ed elasticità mentale. E quindi aiutarti a studiare meglio.

Inoltre “divertente”, non significa per forza “demenziale”. Anzi, la comicità delle dotcom più simpatiche nasce spesso da battute brillanti e basi intellettuali da non sottovalutare. Dalle commedie americane ai migliori telefilm made in Italy.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito: lanciamoci subito alla scoperta delle più belle serie tv comiche da vedere assolutamente. Prepara il telecomando, il pc o il lettore dvd e non dimenticare i popcorn.

Serie tv da vedere: ecco le più divertenti

Nei prossimi paragrafi, sveleremo una sorta di top ten composta da serie tv comiche, le fiction più divertenti del piccolo schermo, commedie streaming, telefilm che più esilaranti non si può. Buona lettura e, speriamo presto, buona visione.

The office: le migliori gag sul lavoro

Una delle commedie americane divertenti in versione serie televisiva più interessante è senza dubbio The Office. In realtà, per essere più precisi, la serie è girata come fosse un reality show, un documentario attraverso il quale scoprire i protagonisti e le dinamiche per non perdere il lavoro di un gruppo di lavoratori all’interno di un’azienda di distribuzione di carta in Pennsylvania, la Dunder Mifflin.

A renderla una serie tv comica a tutti gli effetti è l’umorismo quasi vessatorio esercitato nei loro confronti da Michael Scott, il capo, interpretato da Steve Carrel, attore, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense, noto soprattutto per i suoi ruoli comici.

Nata negli USA nel 2005 e andata avanti per ben nove stagioni fino al 2013, in Italia ha debuttato come serie tv comedy su Fox nel marzo del 2006.

Serie tv commedia Netflix e Fox: New Girl

New Girl è una serie tv statunitense che racconta la parte divertente della vita fra coinquilini a Los Angeles.

Tutto ha inizio quando la bella e simpatica, ma soprattutto eccentrica e un po’ goffa, ragazzi di nome Jess si ritrova a vivere in un nuovo appartamento dopo la traumatica rottura di una lunga storia d’amore. Nello stesso appartamento vivono anche tre bizzarri ragazzi, al cui vita verrà stravolta dal ciclone Jess, interpretata da Zooey Deschanel, e dalla sua migliore amica: la bellissima modella indiana Cece. Una commedia ricca di intrecci e battute degne delle migliori serie tv comiche Netflix attualmente, anche se nasce su Fox.

Friends: una delle più belle di sempre

Tra le serie tv più simpatiche è impossibile non citare una delle più importanti pietre miliari del genere: Friends. Precorritrice di tante sitcom moderne e delle migliori serie tv Netflix, si tratta di un telefilm che ha segnato al storia della tv con episodi inediti dal 1994 al 2004, ma che tutt’oggi continua ad appassionare milioni di spettatori e appassionati.

La trama è ambientata a Manhattan, dove vive un gruppo di simpatici amici molto affiato, formato da Ross, Chandler, Joey, Monica (sorella di Ross) e Phoebe. A loro si aggiunge fin da subito anche Rachel, amica della stessa Monica ai tempi del liceo e di cui Ross era segretamente innamorato nello stesso periodo. Le due si incontrano casualmente, quando Rachel (interpretata da Jennifer Aniston), ancora in abito da sposa, aveva da poco lasciato il suo promesso sposo all’altare. Nasceranno situazioni comiche ricche dall’humor sottile e tagliente.

How I Met Your Mother: chi ha sposato Ted?

serie tv divertenteUna storia a ritroso. Siamo nell’anno 2030 e l’architetto Ted Mosby ripercorre tappe ed eventi degli ultimi 25 anni, per raccontare ai propri figli la storia d’amore tra lui e la loro madre. Nove stagioni avvolta dal mistero: chi sarà la sua futura moglie? Lo storico amore Robin Scherbatsky, parte integrante del suo simpaticissimo gruppo di amici, o un’altra donna incontrata durante quegli anni?

Tra i personaggi più divertenti di How I Met Your Mother, che contribuisce a dare alla sitcom quel tratto decisivo da serie tv comiche, è il latin lover Burney Stinson. A completare questa bizzarra comitiva la coppia composta dagli innamorati Marshall e Lily.

Serie tv divertenti 2018: l’ultima stagione di The Big Bang Theory

Unire scienza e risate per dar vita a delle serie tv comiche di successo si può. La dimostrazione è The Big Bang Theory (TBBT).

Racconta la vita di quattro brillanti giovani che lavorano presso il California Institute of Tecnology di Pasadena. Tanto intelligenti e dediti al mondo nerd, quanto socialmente inetti. Finché a stravolgere le loro abitudini non irrompe la bellissima Penny: una bionda tutto pepe trasferitasi dal Nebraska col sogno di diventare attrice.

Una divertentissima commedia americana, talmente di successo da fare del proprio cast uno tra i più apprezzati e pagati di sempre. Ecco i dieci interpreti e personaggi principali:

  1. Johnny Galecki (interpreta Leonard Hofstadter)
  2. Jim Parsons (Sheldon Cooper)
  3. Kaley Cuoco (Penny)
  4. Simon Helberg (Howard Wolowitz)
  5. Kunal Nayyar (Raj Koothrappali)
  6. Melissa Rauch (Bernadette Rostenkowski)
  7. Mayim Bialik (Amy Farrah Fowler)
  8. Kevin Sussman (Stuart Bloom)
  9. Sara Gilbert (Leslie Winkle)
  10. Laura Spencer (Emily Sweeney)

La prima stagione ha visto esordire la serie nel 2007, mentre quella finale vede realizzate le riprese nel 2018-2019.

Young Sheldon: le origini di TBBT

Spin-off e prequel di The Big Bang Theory incentrato sull’infanzia di Sheldon Cooper, il personaggio probabilmente più divertente, e allo stesso tempo indisponente, tra gli scienziati di Pasadena protagonisti del telefilm precedente. Una delle serie tv comiche 2017 più simpatiche e divertenti.

Modern Family

Per descrivere questa sitcom girata sul modello del “falso documentario”, citiamo la recensione fatta da una delle più importanti riviste statunitensi di intrattenimento, cultura di massa, cinema e televisione: Entertainment Weekly (EW).

Ecco cosa dice la rivista d’oltreoceano:

«Modern Family è una sitcom molto divertente, dotata di personaggi vividi e complessi, riuscendo a raggiungere un ampio target tra gli spettatori»

Nonostante sia molto simpatica e la facciamo rientrare a pieno titolo tra le serie tv comiche, questa fiction racconta tematiche delicate, seppure in modo semplice e appunto divertente. Si tratta infatti delle vicende di una famiglia allargata, soggetta a diversi cambiamenti e contraddistinti da diversità caratteriali, sessuali, etniche e culturali.

Will & Grace

Tra le nostre serie tv comiche, trova spazio anche questa situation comedy che vede come protagonisti principali sono i coinquilini di Manhattan: Will Truman e Grace Adler.

Il primo è un avvocato omosessuale, Grace è invece un’arredatrice di interni, nonché migliore amica dello stesso Will. Un’amicizia e una convivenza tutta da ridere.

Scrubs: medici ai primi ferri

Come si fa a non annoverare tra le serie tv comiche una il cui titolo è già un simpatico gioco di parole?

Con “scrubs” e “to scrub”, infatti, è possibile intendere quattro cose, alcune attinenti fra loro, altre completamente diverse:

  1. La divisa indossata da medici e infermieri;
  2. La pratica chirurgica di lavarsi accuratamente le mani prima di un intervento;
  3. Una persona insignificante o di poco conto;
  4. Un principiante.

Di tutto questo, in verità parla ironicamente questa serie televisiva, che vede come protagonisti un gruppo di bizzarri medici alle prime armi.

Family Guy: I Griffin

Concludiamo la nostra carrellata con una serie tv divertenti per ragazzi e non solo, trattandosi da un cartone animato per adolescenti e adulti.

la famiglia Griffin rappresenta in maniera irriverente e dissacrante la famiglia tipo all’americana. Gli episodi della trama non seguono sempre un senso logico e sono ricchi di flashback. Ma il vero filo conduttore è la forte vena umoristico-demenziale.

E con questo si conclude la guida Unicusano alle serie tv comiche.

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Dominio di una funzione: ecco che cos’è

Sai cos’è e come si definisce il dominio di una funzione?

Se hai bisogno di capirci di più, non preoccuparti: sei nel posto giusto. In questo articolo, infatti, ti diremo tutto quello che c’è da sapere sulla definizione di funzione e campi di esistenza.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito. Lanciamoci insieme alla scoperta del dominio di una funzione.

LEGGI ANCHE – Scoperte scientifiche del 600: ecco le più significative

Dominio e codominio di una funzione: ecco cosa sapere

Nei prossimi paragrafi andremo dunque a capire meglio cos’è il dominio di una funzione semplice, fratta o esponenziale. Buona lettura.

Definizione dominio e condominio

Iniziamo dalle basi del dominio di una funzione: la definizione. A seguito della quale, andremo pian piano ad entrare il più possibile nel dettaglio.

Ecco quanto dice sul dominio di una funzione Wikipedia:

«In matematica il dominio e il codominio di una funzione sono gli insiemi su cui è definita la funzione, che associa ad ogni elemento del dominio uno e un solo elemento del codominio».

Per essere ancora più precisi, prendiamo a modello anche la definizione riportata sull’Enciclopedia Treccani alla voce dominio di una funzione:

«Termine utilizzato in matematica con diversi significati; in generale, si riferisce comunque a un ambiente in cui si opera.

In algebra e analisi, il dominio di una funzione ƒ: X → Y (e più in generale di una corrispondenza da X in Y o anche di una relazione definita in X) è l’insieme X; i valori che la funzione in corrispondenza assume costituiscono il codominio della funzione.

Il sottoinsieme di X costituito dai valori su cui la funzione ƒ è effettivamente definita è invece detto insieme di definizione di ƒ (o, con obsoleta terminologia, campo di esistenza).

In questa accezione, l’insieme di definizione di ƒ non coincide in generale con il suo dominio: per esempio, la funzione ƒ: R → R definita da y = √(x) ha come dominio R, ma come insieme di definizione l’insieme {x ∈ R: x ≥ 0}».

A quanto detto finora, bisogna tuttavia aggiungere, come la stessa fonte del resto fa, che esiste anche diversa accezione del termine.

Altre accezioni del termine dominio

Secondo un’altra accezione del termine, il dominio di una funzione o di una corrispondenza è costituito dai soli elementi per i quali esistono elementi corrispondenti.

Ad oggi, l’opinione più diffusa, e che risolve questa discordanza sul significato del termine dominio, propende per lo spazio ambiente che include l’insieme dove la funzione resta definita.

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora andiamo avanti.

Formula dominio funzione esponenziale

In matematica, la funzione esponenziale è l’elevamento a potenza con base il numero di Eulero.

La formula tipica del dominio di una funzione esponenziale è: y = a×.

Ovvero: y è uguale ad (base della potenza, che in questo caso è una costante) elevato ad (esponente variabile). Ecco perché la funzione viene detta funzione esponenziale a base costante.

Per quanto riguarda, invece, il dominio di una funzione fratta, occorre dire che se esso coincide con l’asse reale, privato dei punti per i quali si annulla il denominatore, le caratteristiche ed il grafico di una funzione algebrica razionale fratta variano a seconda del grado del numeratore e del denominatore.

E con questo siamo quasi giunti alla conclusione di questa guida sul dominio di una funzione. Prima di chiudere, però, abbiamo ancora in serbo una chicca per te: una guida ai migliori corsi che hanno a che fare con le scienze matematiche.

Ami la matematica? Ecco i corsi che fanno per te

Se cerchi informazioni sul dominio di una funzione perché la tua passione sono i vari rami della matematiche, devi sapere che ci sono dei corsi di laurea e master universitari che che potrebbero interessarti particolarmente.

Stiamo parlando dei corsi Unicusano dell’area ingegneristica, informatica ed economica. Nel primo caso, ad esempio, facciamo riferimento ai seguenti corsi di laurea:

  1. Ingegneria Civile;
  2. Magistrale in Ingegneria Civile;
  3. Ingegneria Elettronica Industriale;
  4. Magistrale in Ingegneria Elettronica;
  5. Meccanica Industriale;
  6. Magistrale in Ingegneria Meccanica;
  7. Biomedica;
  8. Agroindustriale;
  9. Ingegneria Gestionale.

LEGGI ANCHE – Cosa fa l’ingegnere elettronico: mansioni e compiti.

Se invece fossi orientato verso un Master in Ingegneria o informatica, potresti dare un’occhiata a:

  1. Sistemi di gestione aziendale e gestione di impresa (Master di I livello);
  2. Sicurezza delle reti informatiche (I livello).
  3. Gestione, controllo e manutenzione dei processi industriali (II livello):
  4. Innovazione, sviluppo e gestione di reti energetiche basate su energie rinnovabili (II livello);

Per quanto riguarda la lepre in ambito economico, consigliamo Economia Aziendale e Management come triennale e Scienze Economiche come specializzazione magistrale. Tra i maser, invece, ti segnaliamo: Data Analyst (I livello), Redazione bilancio d’esercizio (I livello), Banca e Finanza (II livello).

E con questo è tutto: la nostra guida sul dominio di una funzione e studi attinenti è giunta al termine. Ti è stata utile?

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Prendere una decisione importante: ecco come fare

Devi prendere una decisione importante, ma non sai come fare?

Non preoccuparti: con questo articolo vogliamo aiutarti a superare indecisioni e paure. Spiegando come combattere l’insicurezza, come essere sicuri di se e avere maggiore autostima, come comprendere cosa fare di fronte a scelte difficili o comunque importanti decisioni da prendere.

Perché le decisioni importanti nella vita, dipendono soprattutto dal saper gestire certe situazioni, saperne valutare i pro e i contro, magari organizzando mappe concettuali, essere forti e determinati. Ma anche dal saper ascoltare consigli e opinioni altrui, senza però lasciarsi condizionare in maniera eccessiva (se non ossessiva) dalla paura del giudizio degli altri. E poi, sicuramente, bisogna cercare di essere organizzati per ogni evenienza, farsi trovare pronti soprattutto mentalmente.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo ed andiamo subito a vedere come prendere una decisione importante.

Come prendere decisioni

Nei prossimi paragrafi, andremo dunque a vedere come fare a prendere una decisione importante nel modo più corretto possibile. Se pensi di essere un’eterno indeciso, non temere: non esiste l’incapacità di prendere decisioni. Tutti possiamo farcela, anche tu. Certo, esistono varie sfaccettature, in base alla situazione specifiche e alle persone in gioco. Un conto è prendere una decisione importante in amore, un altro è decidere quali sport fare o un altro ancora quale film vedere in tv.

Prendere decisioni: psicologia

Anche se a volte può essere utile prendere decisioni seguendo l’istinto, solitamente è bene essere preparati, anche psicologicamente, prima di fare una scelta. Questo processo, si chiama psicologia della scelta.

Per fare ciò, ecco dieci semplici passi che puoi fare per giungere ad una decisione consapevole, sia che si tratti di prendere una decisione in amore, che nello studio o nella vita in generale.

  1. Mettere preventivamente in conto che la decisione perfetta non esiste;
  2. Informarti. Raccogliendo maggiori informazioni possibili sull’oggetto (o il soggetto) della tua scelta;
  3. Confrontati con altre persone che hanno hanno già affrontato situazioni simili;
  4. Tieni in considerazione la cosiddetta “dissonanza cognitiva post-decisionale”. Ovvero la possibilità di vedere il percorso scelto più positivamente una volta intrapreso;
  5. Ascolta pure opinioni altrui, ma chiediti anche cosa sceglieresti se nessuno si intromettesse;
  6. Non lasciarti guidare dalla paura di decidere, ma non ignorarla. Usala a tuo vantaggio come ulteriore spunto di riflessione costruttiva;
  7. Valuta quali sono le alternative, con i loro pro e i loro contro;
  8. Smetti di pensarci per un po’ e rivaluta il tutto a distanza di tempo per vedere se giungi alle stesse conclusioni;
  9. Metti alla prova ogni opzione, cercando di immaginare cosa può scaturire da una scelta piuttosto che un’altra, anche nel lungo periodo;
  10. Se pensi che sia quella giusta, porta avanti la tua scelta anche se non vedrai risultati immediati, ma valuta il suo andamento cercando di essere obiettivo e realista. Torna sui tuoi passi se è davvero necessario o hai cambiato idea per motivi veramente validi e non per una  insicurezza generale, valutando ancora una volta pro e contro.

Alcuni di questi punti possono anche sembrare scontati, ma sorvolare o prendere sotto gamba questi aspetti è un errore molto comune quando si deve prendere una decisione importante.

Prendere una decisione: frasi

Dopo averti fornito quale spunto dal punto di vista pratico e psicologico, abbiamo pensato di stimolare la tua mente e le tue emozioni, cercando di darti la carica necessaria per prendere una decisione importante attraverso alcune frasi su scelte di vita ad hoc. Ecco una top ten di pensieri sul prendere una decisione:

  1. «Secondo gli antichi, una decisione andrebbe presa entro sette respiri» – Dal film Ghost Dog – Il codice del samurai;
  2. «È meglio prendere decisioni imperfette che essere alla continua ricerca di decisioni perfette che non si troveranno mai» – Charles de Gaulle;
  3. «Nel momento della decisione, la cosa migliore che puoi fare è la cosa giusta, la seconda cosa migliore che puoi fare è la cosa sbagliata, mentre la cosa peggiore che puoi fare è non fare nulla» – Theodore Roosevelt;
  4. «Eppure le decisioni vanno prese e anche non prendere decisioni, in fondo, è una decisione» – Johann Wolfgang Goethe;
  5. «L’uomo deve scegliere. In questo sta la sua forza: il potere delle sue decisioni» – Paulo Coelho;
  6. «Niente è più difficile, e pertanto più prezioso, della capacità di decidere» – Napoleone Bonaparte;
  7. «La decisione più importante della mia vita è stata la decisione di vivere obbedendo ai miei desideri, alle mie idee e ai miei sogni» – Reinhold Massner;
  8. «Tu smetti di essere mediocre il giorno in cui decidi di diventare un Campione, perché la persona mediocre non prenderà quella decisione» – Tom Hopkins;
  9. «Dietro ogni impresa di successo c’è qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa» – Peter Druker;
  10. «Esitare, è già prendere una decisione» – Stanisław Jerzy Lec.

E con queste frasi sulla scelta giusta, si conclude questa guida Unicusano sul prendere una decisione importante. Adesso tocca a te: ormai hai tutti gli elementi utili per fare le tue scelte.

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Caduta del muro di Berlino: quello che devi sapere

Sei uno studente o un’appassionato di storia, alla ricerca di maggiori informazioni sulla caduta del muro di Berlino?

Che la tua sia semplice curiosità, sete di sapere o necessità svolgere una tesi o un tema argomentativo sul crollo del muro di Berlino, in questo articolo troverai tutte le informazioni di cui hai bisogno.

Affronteremo, infatti, un viaggio nel tempo alla scoperta delle motivazioni che portarono alla realizzazione e alla fine del simbolo della divisione dell’Europa (e del mondo) all’epoca della cosiddetta cortina di ferro e con la guerra fredda alle porte.

Andremo dunque ad analizzare gli avvenimenti e i fattori storici che condussero al dramma della costruzione del muro. Ma anche quale mondo si configurava attraverso questa divisione. Fino a giungere alla sua caduta e alla riunificazione della Germania e dei due mondi che essa rappresentava.

Vuoi saperne di più? Allora entriamo subito nel merito. Ma prima, se ami la storia, ti consigliamo di leggere anche le nostre guide sui film sulla 1 guerra mondiale e su cos’è un romanzo storico.

Dalla costruzione muro di Berlino alla caduta

Nei prossimi paragrafi, andremo dunque a ripercorrere le tappe fondamentali che portarono all’innalzamento, ma soprattutto alla caduta del muro di Berlino. Lo faremo in maniera semplice, ma allo stesso tempo completa e dettagliata. In modo che tu possa avere tutte le informazioni del caso, ma anche la possibilità, qualora ne avessi bisogno, di riassumere in maniera concisa l’argomento. Oppure di affrontare situazioni in cui occorre cimentarsi con il muro di Berlino spiegato ai bambini.

Cos’era e perché fu costruito il muro di Berlino

Per poter comprendere tutto ciò che ha portato alla caduta del muro di Berlino, occorre prima capire cosa esso rappresentasse, quando e perché è stato costruito. Per facilitarti nell’immaginare il contesto storico nel quale esso venne alla luce, partiamo dalla definizione fornita dall’Enciclopedia Treccani, che parla in questi termini del Muro, il cui nome originale era Antifaschistischer Schutzwall, ovvero “Barriera di protezione antifascista”:

«Alla fine della Seconda guerra mondiale, Berlino divenne il simbolo della divisione del mondo in due blocchi: i regimi comunisti a Est e i paesi democratici a Ovest. Nel 1961 le autorità comuniste della Germania dell’Est costruirono in mezzo alla città un Muro che, per ventotto anni, contrappose due modelli di vita diametralmente contrari: una città vivace, libera e consumista a ovest, una città tetra e oppressa a est».

In poche parole, un sistema di fortificazione, che per 28 anni (dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989) ha diviso la Germania (e simbolicamente il mondo), impedendo la libera circolazione delle persone fra i due territori.

Non a caso è stato il più grande simbolo della cortina di ferro, la linea di confine europea tra la zona d’influenza statunitense e quella sovietica durante la guerra fredda.

Guerra fredda e caduta del muro di Berlino

La storia della costruzione e della caduta del muro di Berlino, si intreccia inevitabilmente con quella della cosiddetta “guerra fredda”. Una definizione, questa, coniata da George Orwell e ripresa nel 1947  dal giornalista Walter Lippmann e dal consigliere presidenziale Bernard Baruchda. Essa fu scelta per descrivere l’alta tensione venutasi a creare tra i due vecchi grandi e vittoriosi alleati della Seconda Guerra Mondiale: Stati Uniti e Unione Sovietica.

Orwell era stato profetico, in quanto, riflettendo sulla bomba atomica, ipotizzava uno scenario in cui le due superpotenze, non potendo affrontarsi direttamente per il rischio di distruzione mondiale, o comunque reciproco, avrebbero finito per sfidarsi a distanza dominando e opprimendo tutti gli altri. Naturale per Lippmann rifarsi a questo concetto per descrivere una contrapposizione tale da non essere più risolvibile attraverso una guerra frontale, in quanto un ricorso alle armi nucleari avrebbe appunto costituito un pericolo su scala globale per l’intera umanità.

Tra le tensioni più importanti venutesi a creare in quegli anni ricordiamo ad esempio:

  1. La crisi missilistica di Cuba del 1962
  2. Guerre vere e proprie in campo “neutro”. Ovvero a sostegno di diversi alleati o con differenti piani espansionistici, come le guerre di Corea (1950-53) o del Vietnam (conclusa nel 1975);

Ma il confronto a distanza invase diversi settori strategici, come la tecnologia o la “conquista” dello spazio.

In questo quadro, la cortina di ferro era il simbolo della divisione del mondo in due blocchi contrapposti. Da una parte i Paesi controllati dall’URSS, dall’altra quelli sotto influenza USA. Una situazione che si concluse proprio con la caduta del muro di Berlino. Questa avvenne nel 1989 sotto i colpi delle dimostrazioni di massa contro il governo di Berlino Est.

Per questo possiamo parlare di abbattimento muro di Berlino. Una delle conseguenze più importanti fu lo scioglimento dell’Unione Sovietica nel 1991.

Appassionato di storia e politica? Ecco gli studi che fanno per te

Ti interessa la storia della caduta del muro di Berlino perché sei un’appassionato di storia e politica? Allora devi sapere che ci sono dei corsi Unicusano che fanno decisamente al caso tuo. Questo perché sono in grado di soddisfare completamente la tua sete di conoscenza su questi argomenti.

Primi fra tutti i corsi di laurea in Scienze politiche o la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali, fino ai master universitari dell’area politologica e geopolitica.

E con questo siamo giunti alla conclusione della nostra guida sulla caduta del muro di Berlino. Oggi questa bellissima città tedesca è la capitale della Germania unita e non più divisa tra Berlino Est e Ovest. Per un mondo migliore.

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Cosa fa l’ingegnere elettronico: mansioni e compiti

Sai cosa fa l’ingegnere elettronico? Vorresti saperne di più?

Se sei un’appassionato di componenti, circuiti, apparati e sistemi elettronici, questa è la professione che fa per te. Oltre ad essere uno dei lavori più richiesti e, di conseguenza, uno dei master a Bari più spendibili nel mercato del lavoro. Così come, del resto, in tutta Italia.

L’ingegnere elettronico è un professionista esperto nel ramo dell’applicazione di principi di elettrologia, elettrotecnica, elettronica, elettromagnetismo e di altre discipline collegate alla progettazione dei componenti che abbiamo elencato in apertura.

In questo articolo approfondiremo in maniera più dettagliata cosa fa l’ingegnere elettronico e quali competenze e basi di elettronica occorre avere per diventare tale. Una vera e propria guida su studi, sbocchi lavorativi, competenze e mansioni legati a questa figura altamente professionalizzata.

Lavoro ingegnere elettronico: tutto quello che devi sapere

Nei prossimi paragrafi, andremo dunque a scoprire cosa fa l’ingegnere meccanico e la differenza tra i vari rami dell’ingegneria. Facciamo subito, invece, qualche nome di ingegneri elettronici famosi, come Nikola Tesla o il noto imprenditore statunitense Michael Bloomberg. Centrato così il focus di ciò di cui andremo a parlare, non perdiamo tempo e iniziamo subito il nostro viaggio. Buona lettura.

Ingegneria elettronica: definizione

Per capire cosa fa l’ingegnere elettronico, non possiamo che partire dalle basi. Ovvero spiegare cosa si intende per ingegneria in senso lato, e pi specificatamente per quella elettronica.

Secondo la definizione data dall’Enciclopedia Treccani, l’ingegneria altro non è che:

«L’insieme di studi e tecniche che utilizzano le conoscenze delle varie branche delle scienze (fisica, chimica ecc.), unite a quelle tecnologiche (per esempio materiali), per risolvere problemi applicativi e per progettare e realizzare opere di diversa natura (edili, meccaniche ecc.). I campi di applicazione dell’ingegneria si sono allargati da quelli tradizionali della costruzione di manufatti e di trasformazione della materia alla soluzione di problemi aventi per oggetto sia la materia organica e inorganica sia processi di carattere più teorico e astratto».

Ne consegue, che, tra le varie branche dell’ingegneria possiamo annoverare, tra le altre, quella aeronautica, chimica, civile, dei materiali, delle telecomunicazioni, edile, elettrica, elettronica, gestionale, informatica, meccanica, navale, nucleare, per l’ambiente e il territorio ecc.

Come avrai dunque ormai capito, l’ingegneria elettronica è quella branca dell’ingegneria che studia l’applicazione e l’integrazione dell’elettronica e dei suoi metodi alla risoluzione di problemi in vari campi. Questi possono variare dalla progettazione di apparati radio e TV alla programmazione e gestione di computer e reti informatiche. Ma anche dalla robotica al controllo automatico. Oppure dal controllo di processo alla bioingegneria. Dalla simulazione al controllo della qualità. E così via.

Cosa fa un ingegnere informatico: ecco la differenza

lavoro ingegnere elettronicoAttenzione a non fare confusione tra cosa fa l’ingegnere elettronico e uno informatico, seppur il ramo di quest’ultimo è in parte derivato dal primo. Esso, però, applica esclusivamente i principi dell’informatica pura alla progettazione di sistemi e soluzioni al fine di ricavare ed elaborare dati e informazioni.

Anche se è naturale che gli ingegneri informatici abbiano delle conoscenze almeno di base dell’elettronica e sono quindi spesso in grado anche di studiare, progettare e gestire hardware.

Ingegnere meccanico: cosa fa di diverso

Cosa fa l’ingegnere elettronico di diverso rispetto ad uno meccanico? Questo è un altro equivoco che spesso rischia di insinuarsi nella mente di chi non conosce bene l’ingegneria. Citanto ancora l’Enciclopedia Treccani, possiamo affermare che l’ingegneria meccanica è:

«La branca dell’ingegneria che si occupa della progettazione, produzione, installazione e manutenzione dei motori, delle macchine, dei processi di produzione e dei sistemi meccanici in genere».

Adesso che abbiamo sgombrato il campo da ogni possibile equivoco vediamo quali sono gli sbocchi lavorativi legati all’ingegneria elettronica.

Ingegneria elettronica: cosa si studia

Se ti interessa cosa fa l’ingegnere elettronico così tanto da volerlo diventare, devi sapere cosa studiare per perseguire questo sogno.

In questo settore Unicusano rappresenta un’eccellenza, potendo vantare l’erogazione in modalità e-learning di alcuni corsi di ingegneria che fanno decisamente al caso tuo. Due in particolare:

  1. Corso di laurea in Ingegneria industriale elettronica;
  2. Laurea magistrale in Ingegneria Elettronica.

Ma si tratta solo di due editanti corsi e master Unicusano. Per visualizzare la lista completa, visita l’area didattica del sito Unicusno.it.

Ingegneria elettronica: materie di studio

Gli studi di base per questa disciplina sono fondamentalmente materie come:

  1. Antenne, Radiopropagazione e Compatibilità elettromagnetica;
  2. Comunicazioni Elettriche via cavo e via onde convogliate;
  3. Calcolatori;
  4. Controlli automatici;
  5. Elettromagnetismo e la propagazione delle onde;
  6. Elettronica analogica;
  7. Fisica tecnica;
  8. Elettronica applicata a componenti e circuiti;
  9. Struttura della materia e quanto concerne lo studio dell’elettronica dello stato solido;
  10. Elettronica digitale;
  11. Sistemi digitali;
  12. Teoria dei sistemi e analisi degli stessi;
  13. Elettrotecnica;
  14. Teoria dei segnali e quanto riguarda le comunicazioni elettriche;
  15. Elettrotecnica.

E con questo siamo quasi giunti alla conclusione della nostra guida su cosa fa un ingegnere elettronico. Non prima di aver analizzato gli ultimi due aspetti.

Ingegnere elettronico: sbocchi lavorativi

Gli studi in ingegneria elettronica Unicusano, sono in grado di fornirti le competenze necessarie per poter intraprendere attività professionali in diversi ambiti.

Per fare qualche esempio, si può spaziare dalla progettazione alla gestione, dalla produzione all’assistenza delle strutture tecnico-commerciali.

Per non parlare dell’analisi del rischio, la gestione della sicurezza in fase di prevenzione ed emergenza. Il tutto sia come ingegnere elettronico in proprio, che all’interno di aziende private e pubbliche, imprese manifatturiere e di servizi.

Ingengere elettronico: stipendio

Senza voler essere veniali, c’è da dire che un buon motivo per intraprendere questi studi e questa professione, oltre alla passione vera e propria per cosa fa l’ingegnere elettronico, può essere la gratificazione economica.

Alcuni autorevoli studi, infatti, rivelano che lo stipendio medio per Ingegnere Elettronico in Italia è circa 1.6 volte più alto rispetto allo stipendio medio del paese. Sempre secondo questi studi, basati sull’analisi di un certo numero di stipendi offerti negli annunci di lavoro, i professionisti con più esperienza in questo settore possono arrivare a guadagnare intorno fino a 36.000 €.

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Cosa fa lo psicologo: mansioni e compiti

Ti sei mai chiesto cosa fa lo psicologo? Ovvero in come modo svolge la tua attività di prevenzione, diagnosi, intervento, promozione della salute, abilitazione-riabilitazione e sostegno in ambito psicologico. Oppure cosa dire allo psicologo e se realmente può essere d’aiuto per superare problemi come la paura del giudizio degli altri o molti altri.

O magari che differenza c’è tra psicoterapeuta, psichiatra e, appunto, psicologo clinico. E ancora: quale master o corso di laurea in psicologia scegliere a Bari o nel resto d’Italia?

A tutte queste domande, e molte altre in tema, cercheremo di dare risposte precise e definitive all’interno di questo articolo, che vuole rappresentare una vera e propria guida su questo argomento.

Se ti interessa saperne di più, non perdere i prossimi paragrafi, perché entreremo nel merito di tutte queste vicende cercando di mettere ordine e darti tutte le informazioni del caso di cui hai bisogno. Buona lettura.

A cosa serve lo psicologo: tutto ciò che devi sapere

Se vuoi capire cosa fa uno psicologo nel concreto, iniziamo con il dire che in tanti casi lo psicologo fa bene e che non c’è assolutamente nulla di male o di strano nel rivolgersi ad uno specialista in questo settore. Questa figura professionale può, ad esempio, aiutare ad imparare come essere sicuri di se, in quanto studia e interagisce con gli stati mentali dei processi cognitivi, emotivi, sociali e comportamentali degli individui suoi pazienti. Ecco spiegato a grandi linee cosa succede dallo psicologo. Ma nelle prossime righe andremo ancor più nello specifico. Per questo ti consigliamo di non perderle assolutamente.

Cosa cura lo psicologo

Cerchiamo adesso di definire chi è lo psicologo esattamente.

Secondo Wikipedia, che raccoglie come fonti quanto sostenuto dal vocabolario Treccani, i Dizionari Corriere.it e il Department of Labor:

«Lo psicologo è un professionista sanitario che svolge attività di prevenzione, diagnosi, intervento, promozione della salute, abilitazione-riabilitazione e sostegno in ambito psicologico, rivolte al singolo individuo, alla coppia, al gruppo e altri organismi sociali o comunità.

Uno psicologo studia gli stati mentali normali e anormali dei processi cognitivi, emotivi, sociali e comportamentali osservando, interpretando e registrando come gli individui si relazionano tra loro e nei loro contesti».

Chiarito cosa fa lo psicologo, ti sarà semplice comprendere quando può essere opportuno andare dallo psicologo e perché

Psicoterapeuta cosa fa

Fin qui abbiamo cercato di chiarire cosa fa uno psicologo. Ma che differenza c’è tra psicologo e psicoterapeuta? E cosa fa lo psicologo clinico?

Lo psicoterapeuta è un professionista – medico o psicologo – autorizzato all’esercizio della psicoterapia dall’Ordine professionale di appartenenza. Il suo intervento mutua le tecniche dai numerosi modelli applicativi della psicologia, ed ha lo scopo di curare i disturbi di origine psichica. Una sorta di psicologo medico.

Possiamo dunque sintetizzare dicendo che mentre uno ha una formazione specifica sulla psicologia, lo psicoterapeuta proviene invece da un percorso più vicino alla medicina.

La psicologia clinica, invece, è una delle principali branche della psicologia.

Quanto costa uno psicologo

Quello dello psicologo è uno dei lavori più richiesti. Trattandosi di un professionista, le sue tariffe son soggette a variazioni in base al tipo di intervento richiesto e se esso è individuale, di coppia o familiare. Esiste comunque un tariffario indicativo generico approvato nel 2007 dall’Ordine Nazionale degli Psicologi, che però non rappresenta alcun obbligo. Ciò nonostante, quindi, è consigliato richiedere informazioni in merito, o un preventivo, direttamente allo psicologo a cui intendi eventualmente rivolgerti.

Come diventare psicologo: studi consigliati

Ed eccoci giunti all’ultimo argomento della nostra guida. Dopo averti spiegato per filo e per segno cosa fa lo psicologo, vorremmo concludere questo articolo indicandoti anche come fare per diventare un professionista in questo ambito.

Naturalmente è fondamentale studiare e formarti in maniera specifica e approfondita. Per fare ciò, la cosa migliore da fare è iscriverti ad un Corso di Laurea o un Master in psicologia. E in questo settore Unicusano rappresenta una vera e propria eccellenza.

Per quanto riguarda le lauree, ad esempio, potresti optare tra:

  1. Laurea triennale in Scienze e tecniche psicologiche;
  2. Magistrale in Psicologia clinica e della riabilitazione;
  3. Psicologia del lavoro e delle organizzazioni.

Per quanto riguarda i Master, invece, ci sentiamo di consigliarti una scelta tra:

  1. Counseling Psicologico e Counseling relazionale (I livello);
  2. Medicina, psicologia e biofisica nelle scienze umane (I livello);
  3. Psicologia dello Sport (I livello);
  4. Salute Organizzativa (II livello);
  5. Psicologia Pediatrica (II livello).

È necessario ricordare che si tratta di corsi erogati attraverso il sistema e-learning, in grado di metterti subito a disposizione tutto il materiale didattico necessario per prepararti, direttamente attraverso una tua piattaforma web personale dedicata.

Inoltre, ciò ti consente di seguire le lezioni direttamente online quando vuoi, da dove vuoi e tutte le volte che vuoi. Infatti è possibile rivedere i video, per intero o solo per la parte che vuoi ripassare, senza alcun limite al numero di visualizzazioni.

E con questo si conclude il nostro approfondimento su cosa fa lo psicologo e come diventarlo. Non ci rimane che ringraziarti per l’attenzione e sperare di esserti stati di aiuto. Ricordati di questa guida, suggeriscila ai tuoi contatti interessati, e torna pure a consultarla nuovamente ogni qual volta che ne avrai bisogno. Appuntati il link così saprai sempre dove trovarla. È qui apposta.

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Lavoro nell’arte: quello che c’è da sapere

Sei un’artista o un’amante di arte che vorrebbe fare di questa passione un mestiere?  Se cerchi lavoro nell’arte sei nel posto giusto.

In questo articolo, infatti, ti sveleremo come lavorare nei musei o più in generale nel mondo dell’arte. Le opportunità in questo settore, infatti , sono diverse e veramente variegate.

Oltre a lavorare nei musei, puoi cercare ad esempio lavoro nei beni culturali, nelle fondazioni pubbliche o private, nelle associazioni che organizzano eventi o rassegne, ma anche nell’insegnamento della storia dell’arte, per farla conoscere dalle origini fino ai pittori futurisi, moderni o contemporanei.

In questa guida cercheremo di mettere ordine e di saperne di più su come trovare lavoro nell’arte. Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito. Buona lettura.

Lavoro arte e cultura: tutte le opportunità possibili

Artisti, disegnatori, pittori, writers, musicisti, attori, direttori culturali, curatori museali, creativi della comunicazione. Insomma il lavoro nell’arte non manca. Inoltre, se lo desideri, può prometterti di girare il mondo. Bari è già un centro culturale importante, ma non mancano offerte di lavoro arte a Milano o diverse opportunità di lavoro nei beni culturali a Bologna. Mentre molti sognano di lavorare a Parigi nell’arte. Nei prossimi paragrafi andremo a conoscere meglio le varie possibilità.

Mestieri legati all’arte: museologia e non solo

Quando si pensa al lavoro nell’arte, viene quasi automatico pensare ad un impiego come museologo. Ma, come abbiamo già accennato, non si tratta degli unici mestieri praticabili in questo settore. Tra i più richiesti, infatti, figurano anche archivisti, restauratori, personale d’accoglienza o dedicato ai rapporti con il pubblico, insegnanti, educatori museali, addetti alla biglietteria, bibliotecari, responsabili amministrativi, personale di segreteria, addetti stampa e comunicazione creativa, web master, social media manager con conoscenza del settore, responsabili della sicurezza, responsabili degli allestimenti di spazi museali e mostre. E poi, naturalmente, ci sono glia artisti veri e propri.

Come vedi, gli impieghi riconducibili al lavoro nell’arte, direttamente o indirettamente, sono davvero moltissimi e abbracciano tante aree professionali.

Offerte lavoro arte: musei

Entriamo adesso nel dettaglio del lavoro nell’arte per eccellenza.

Di norma le offerte lavoro musei e gallerie pubbliche prevedono assunzioni che passino giustamente dal superamento di concorsi di carattere nazionale indetti dal ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ovvero il MIBAC.

In alternativa, possono essere indetti concorsi anche da altri enti che tra le loro prerogative hanno quella di pubblicare avvisi in Gazzetta Ufficiale.

Molte sono anche le opportunità offerte sotto forma di stage. Se sei interessato ad un’esperienza di questo tipo, basta dare un’occhiata e tenere monitorati i bandi del Ministero o dell’ente locale, nazionale o internazionale che ti interessa. Nonché delle varie fondazioni, musei e gallerie. Questi puoi trovarli anche sui rispettivi siti ufficiali.

Lavoro beni culturali: studi consigliati

Per trovare lavoro nell’arte, occorre avere delle competenze specifiche e certamente poter vantare dei titoli di studio attinenti e di alto valore formativo aiuta eccome. A tal proposto, in considerazione di tutte le possibilità professionali di cui abbiamo parlato, ecco alcuni corsi che potrebbero fare al caso tuo:

  1. Museologia, gestione e valorizzazione dei beni culturali. Master di I livello focalizzato sull’utilizzo delle tecnologie applicate in ambito museale;
  2. Curatore museale. Corso di Perfezionamento e aggiornamento sulla progettazione museale, l’organizzazione e l’allestimento di esposizioni temporanee e permanenti;
  3. Arts communication – L’arte di comunicare l’arte. Altro Master di I livello, ma dedicato alla comunicazione in ambito artistico. Rivolto alla valorizzazione creativa dei beni culturali.

Interessanti vero? Ma questi sono solo alcuni dei corsi utili per trovare lavoro nell’arte, quelli più strettamente collegati. Per consultare la lista completa della nostra offerta, che presenta varie opportunità collaterali come Comunicazione nella P.A.Security Manager, ti consigliamo di visitare l’area didattica del sito Unicusano.it.

Lavoro storia dell’arte

Altra competenza interessante e molto richiesta, è quella dello storico dell’arte. Una figura che può trovare lavoro nell’arte sia come critico che nel campo dell’insegnamento.

Ma di cosa si occupa esattamente la storia dell’arte? Ecco la definizione fornita dal vocabolario Treccani:

«Lo studio storico che ha per oggetto lo svolgimento delle arti figurative, ossia la valutazione estetica delle singole opere e dei singoli maestri, l’identificazione, la classificazione, il succedersi delle varie scuole, la ricostruzione delle singole personalità artistiche e l’apprezzamento storico della loro influenza, l’iconografia, lo sviluppo della tecnica, ecc…».

Per sapere come nasce questa disciplina, e quali sono le sue ramificazioni, citiamo Venturi (1964):

«Nel 1842 Franz Theodor Kugler scrisse il primo libro sulla storia dell’arte al quale si deve la partizione della storia dell’arte in quattro momenti (pre-ellenico o dei popoli primitivi, classico o dell’antichità greca e romana, “romantico” o dell’arte medievale e islamica, moderno dal rinascimento al XIX secolo), seguito nel 1855 dal diffusissimo manuale di Anton Heinrich Springer».

E con questo si conclude la nostra guida sul lavoro nell’arte. Adesso sai tutto quello che c’è da sapere per trovare un’occupazione in questo settore. Buona fortuna.

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Decreto anticorruzione: ecco quello che devi sapere

Conosci la normativa prevista dal decreto anticorruzione in Italia?

La cosiddetta legge Severino numero 190 del 2012, è una normativa che disciplina l’anticorruzione e trasparenza dell’operato della pubblica amministrazione. Conoscerla è dunque molto importante per tutti, in particolare per coloro che hanno ricoprono cariche pubbliche o hanno legami, anche professionali con esse. Dai politici ai dipendenti pubblici e non. Questi ultimi in particolare, infatti, sono generalmente soggetti ad un apposito codice comportamento dipendenti.

Per maggiori approfondimenti in questo senso, ti consigliamo di dare un’occhiata anche alle nostre guide su come diventare assessore, ma anche su come lavorare nei musei piuttosto che in ambasciata.

Ma tornando al merito delle leggi anticorruzione, in questo articolo andremo a scoprire meglio di cosa tratta, oltre che a vedere dove e come consultare il testo ufficiale e definitivo della norma.

Ti interessa saperne di più? Allora non perdiamo tempo e iniziamo subito. Buona lettura.

Legge anticorruzione: sintesi

Nei prossimi paragrafi di questa vera e propria guida, quindi, andremo a parlare di tutto quello che c’è da sapere in merito al decreto anticorruzione e in tutta la normativa collaterale in questo ambito.

Legge 190 2012: cos’è e cosa prevede

Ma cos’è più esattamente questo decreto anticorruzione e cosa contiene? Per chiarirti un po’ le idee, partiamo dalla definizione che ne da Wikipedia:

«La legge 6 novembre 2012, n. 190 (nota anche come legge Severino dal nome del Ministro della giustizia del governo Monti, Paola Severino) è una legge della Repubblica Italiana in tema di prevenzione e repressione della corruzione.

I successivi decreti legislativi 235/2012, 33/2013 e 39/2013 furono emanati dal governo Monti sulla base della legge delega 28 giugno 2012, n.110, già in parte predisposta durante il governo Berlusconi IV, approvata, dopo varie modifiche parlamentari, dalla maggioranza parlamentare che sosteneva l’esecutivo».

Va detto, inoltre, che l’attuazione del decreto è passato attraverso l’emanazione di quattro decreti attuativi. Eccoli riepilogati:

  1. dicembre 2012, decreto legislativo n. 235;
  2. marzo 2013, decreto legislativo n. 33;
  3. aprile 2013, decreto legislativo n. 39;
  4. aprile 2013 decreto del Presidente della Repubblica n. 62.

Quello che abbiamo appena ricostruito è il contesto all’interno del quale si è sviluppato il decreto anticorruzione. In merito al contenuto dello stesso, invece, la stessa fonte spiega che:

«La legge, oltre ad avere un contenuto dispositivo immediato, come l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di redigere un piano di prevenzione per la corruzione e il conferimento alla CiVIT del ruolo di “Autorità Nazionale Anticorruzione“, conferiva sette deleghe al governo italiano per redigere delle misure per la prevenzione e la repressione della corruzione nella pubblica amministrazione. Di queste deleghe solo quattro furono attuate, mentre le altre tre decaddero».

Più approfonditamente, oltre le già citate deleghe al governo, la normativa introduce o si occupa di atri tre aspetti fondamentali:

  1. Misure per la prevenzione della corruzione;
  2. Modifiche al codice penale;
  3. Modifiche al codice civile.

Detto questo, cominci ad avere un quadro più chiaro in merito a ciò che riguarda il decreto anticorruzione? Molto bene, allora andiamo avanti.

Trasparenza pubblica amministrazione: la legge Madia

Successivamente al decreto anticorruzione a firma Severino, è il decreto Legislativo 25 maggio 2016, n. 97, entrato in vigore il 23 giugno 2016, recante “Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza”.

Si tratta di uno dei decreti attuativi della delega della cosiddetta Legge Madia ed ha apportato alcune modifiche, tra le altre, alla stessa legge Severino.

In particolare viene attribuito all’ANAC il compito di adottare piani di durata triennale. Inoltre introduce una ridefinizione dei ruoli e dei poteri dell’organo di indirizzo politico, del RPCC e dell’organismo indipendente di valutazione.

Detto questo, devi sapere che se vuoi specializzarti nel settore di riferimento del decreto anticorruzione, esistono di versi corsi di laurea e soprattutto master universitari che possono fare al caso tuo. Andiamo a conoscerli nel prossimo ed ultimo paragrafo.

Cosa studiare e dove scaricare legge anticorruzione pdf

La lauree più affini in questo senso sono sicuramente quelle appartenenti all’area giuridica e delle scienze politiche. Il corso perfetto per operare in questo settore, però, è senza ombra di dubbio il Master in “La nuova legge anticorruzione nella Pubblica Amministrazione”. Un titolo che dice davvero tutto: più chiaro e attinente di così non si può.

Altri master che hanno decisamente a che fare con questa tematica possono essere:

  1. Responsabilità amministrativa – Mira a formare professionisti e politici altamente specializzati nel settore della responsabilità giuridica e disciplinare delle amministrazioni pubbliche;
  2. Gestione degli appalti pubblici.- Questo corso ti permetterà di acquisire il know-how necessario nel settore della gestione degli appalti pubblici;
  3. Governance e management – Si propone di formare figure in grado di aiutare le amministrazioni a risolvere le proprie lacune nel campo della progettazione e della gestione di politiche pubbliche;
  4. Strategie di innovazione nella P.A. – L’innovazione nella pubblica amministrazione può essere uno degli aspetti più danneggiati dalla corruzione;
  5. Fare politica etica – Se vuoi avere le consocenze necessarie per mantenere una condotta impeccabile nell’esercizio di funzioni pubbliche. Dai principi costituzionali, ai rapporti con l’U.E. Questo master ti aiuterà ad attuare e far rispettare i giusti modelli comportamentali, i Codici etici, la deontologia e la trasparenza negli uffici pubblici. Saprai sempre come comportarti, dinanzi ad ogni situazione;
  6. Diritto amministrativo – Corso che rivolge particolare attenzione ai rapporti tra pubblica amministrazione e giurisdizione del giudice ordinario.

Puoi visionare le schede complete di questi e di tutti gli altri master universitari e corsi di laurea nell’area didattica del sito istituzionale Unicusano.it.

Mentre sui siti del Ministero della Giustizia o dell’ANAC è possibile trovare la normativa in materia di anticorruzione e trasparenza pdf.

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Come si fa l’analisi del testo: la guida completa

Stai cercando informazioni su come si fa l’analisi del testo?

Allora hai trovato la guida che fa per te. Dopo averti spiegato cos’è e come si scrive un tema argomentativo un precedente articolo, questa volta ci concentriamo proprio sull’analisi testuale, che spesso costituisce anche una delle possibili tipologie di svolgimento della prima prova agli esami di maturità, generalmente in riferimento alle opere dei migliori scrittori contemporanei, ma non solo.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito. Comprendere come si fa l’analisi del testo non può aspettare.

Analisi del testo: esempio e spiegazione

Nei prossimi paragrafi, dunque, andremo a spiegare come si fa un’analisi del testo come si deve. Cercheremo di fare qualche piccolo distinguo tra analisi del testo narrativo da una parte e analisi testo poetico dall’altra.

Cos’è l’analisi del testo narrativo

L’analisi del testo poetico o narrativo che sia, serve ad esaminare un brano o una poesia di un determinato autore. Al centro di ciò ci sono quattro scopi principali:

  1. Mettere alla prova il tuo grado di conoscenza della lingua e della grammatica, nonché doti di scrittura ad essa orientata
  2. Lasciarti esprimere le tue opinioni in modo logico e coerente;
  3. Verificare la tua preparazione in letteratura;
  4. Valutare se hai sviluppato e possiedi competenze idonee ad interpretare la natura di un testo, il suo stile e la sua forma grammaticale.

Ma andiamo per gradi: come si fa l’analisi del testo narrativo?

All’interno della voce “narratologia” su Wikipedia, troviamo le seguenti indicazioni:

«Per compiere un’analisi del testo, o analisi testuale bisogna, per prima cosa, dividere il testo in segmentazioni o sequenze che possono essere lineari o linguistico-funzionali.

Cesare Segre ha individuato nel proposito della segmentazione due obiettivi principali, quello di preparare le sequenze che, riorganizzate secondo la cronologia del contenuto, andranno a costituire la fabula e quello di individuare le zone di convergenza tra i vari tipi di funzioni discorsive e di linguaggio.

Preparando le sequenze si individuano tutti quei blocchi unitari che sono segnati da delimitazioni temporali, spaziali, contenutistiche e, nell’individuare le zone di convergenza, le sequenze narrative vengono rilevate in base alle loro caratteristiche linguistiche, come la narrazione, la descrizione, la riflessione».

Analisi del testo: schema narrativo

Ecco la prassi da seguire per eseguire un’analisi del testo corretto.

  1. Introduci il brano, specificando l’autore e l’eventuale opera da cui è stato tratto;
  2. Riassumi il contenuto o svolgi la parafrasi del brano, ovvero esponi il testo con parole tue;
  3. Analizza il testo, la forma e il suo stile, rispondendo a tutte le domande relative ad esso ed evitando di finire fuori tema;
  4. Fornisci un interpretazione e gli approfondimenti del caso, facendo magari riferimento ad altre opere dello stesso autore o di altri.

Passiamo adesso, più specificatamente, all’analisi di un testo poetico.

Analisi del testo poetico: esempio

Chiarita la parte narrativa e più generale, apriamo un focus anche su come si fa l’analisi del testo poetico.

Ecco i giusti passi da compiere per svolgerla correttamente:

  1. Leggi la poesia e cerca di comprenderla;
  2. Una volta letta e compresa, passa all’introduzione Essa deve comprendere titolo, anno di composizione, nome dell’autore e raccolta di riferimento;
  3. Passa alla parafrasi, utilizzando vocaboli di uso comune al posto delle parole o rime poetiche, in modo da chiarire il senso e il significato dell’analisi poesia.
  4. Inserisci un commento su tutti gli elementi che consideri rilevanti, esprimendoti in terza persona;
  5. Analizza la struttura metrica di una poesia, le rime, le figure retoriche e il linguaggio;
  6. Evidenzia gli argomenti trattati e il loro significato.

E così, seguendo questo schema, il gioco è fatto. Avrai compreso anche come si fa l’analisi del testo poetico in maniera completa e corretta. Se non è un’analisi del testo svolta poco ci manca.

Analisi del testo: esercizi Montale maturità 2012

Se vuoi esercitarti per verificare se hai effettivamente capito come si fa l’analisi del testo, puoi fare riferimento ad uno degli esercizi più esemplificativi ed istruttivi degli ultimi anni. Di cosa stiamo parlando? Della prova di maturità 2012 (clicca per vedere l’allegato), che prende in esame il testo di Eugenio Montale “Ammazzare il tempo” (tratto da da Auto da fé. Cronache in due tempi, Il Saggiatore, Milano 1966). La prova è suddivisa in tre punti.

  1. Comprensione del testo: Riassumi tesi e argomenti principali.
  2. Analisi del testo: Quali sono i problemi risolvibili secondo Montale? Spiega il significato che Montale attribuisce all’espressione “ammazzare il tempo”. Perché si accrescono i “bisogni inutili” e si inventeranno “nuovi tipi di lavoro inutile”? Noti nel testo la presenza dell’ironia? Argomenta la tua risposta. Esponi le tue osservazioni in un commento personale di sufficiente ampiezza.
  3. Interpretazione complessiva ed approfondimenti: Sulla base dell’analisi condotta, ricerca la “visione del mondo” espressa nel testo e approfondisci la ricerca con opportuni collegamenti ad altri testi di Montale. Alternativamente, soffermati sul grado di attualità / inattualità dei ragionamenti di Montale sul lavoro e sul tempo.

E con questo siamo giunti alla conclusione della guida Unicusano su come si fa l’analisi del testo. Adesso ti senti più preparato?

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Paura del giudizio degli altri: come imparare a fregarsene

La paura del giudizio degli altri condiziona in maniera eccessiva la tua vita?

Allora calma, fai un bel respiro e goditi questa guida perché è a te dedicata.

In questo articolo, infatti, cercheremo di capire come essere sicuri di se in modo da limitare questo tipo di complesso, se è possibile definirlo in questo modo. In questo caso, anche lo sport e la socializzazione possono essere d’aiuto. L’attività fisica, infatti, aiuta a combattere l’ansia e a dare maggiore consapevolezza del proprio essere. A tal proposito, ti consigliamo di leggere anche la nostra guida su quali sport fare quando si studia.

Non ci limiteremo a dire che bisogna fregarsene degli altri o a preoccuparsi di come essere divertenti e piacere agli altri. Perché il punto vero sul quale lavorare è l’autostima, non pensare sempre e solo a ciò che gli altri vogliono. In questo senso, occorre essere anche un pizzico “egoisti”, senza esagerare ovviamente. Bisogna rovesciare la prospettiva, cercando di affermare in maniera consona e nel rispetto degli altri, la propria visione delle cose e le proprie opinioni.

L’argomento ti intriga e ti interessa? Molto bene, allora al sodo e andiamo subito a scoprire come superare la paura del giudizio degli altri.

Giudizio della gente: come conviverci e farne tesoro

Il giudizio degli altri non deve costituire un’ossessione, ma qualora esso fosse negativo, non bisogno drammatizzare. Esso, se preso con la giusta filosofia, può essere utile a migliorarti. L’importante è non mettere totalmente in dubbio te stesso o buttarti giù. Il primo lavoro da fare, dunque, è quello sulla tua autostima. Nei prossimi paragrafi lavoreremo su questo, sulla tua emotività e le tue eventuali fobie. Ciò ti condurrà a comprendere come non dare peso al giudizio degli altri. Buona lettura.

Da Schopenhauer alla psicologia moderna: la paura degli altri

Iniziamo cercando di capire cosa si intende e si cela davvero dietro alla paura del giudizio degli altri.

Secondo la psicologia, la paura del giudizio degli altri è una forma di ansia sociale. Non a caso sul Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali di Masson, uno dei sistemi nosografici per i disturbi mentali o psicopatologici più utilizzati al mondo da medici, psichiatri e psicologi di ogni dove, sia nella pratica clinica sia nell’ambito della ricerca, leggiamo che:

La fobia sociale, detta anche sociofobia o disturbo di ansia sociale, è la paura intensa e pervasiva di trovarsi in una particolare situazione sociale, o di eseguire un tipo di prestazione, che non siano, a chi ne è affetto, familiari e da cui possa derivare la possibilità di subire un giudizio altrui.

Wikipedia, citando e commentando il manuale stesso, noto anche con la sigla DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), aggiunge che:

Si tratta di un particolare stato ansioso nel quale il contatto con gli altri è segnato dalla paura di essere malgiudicati e dalla paura di comportarsi in maniera imbarazzante ed umiliante. La fobia spinge il soggetto ad evitare situazioni spiacevoli, aumenta il disagio nel caso debba affrontarle.

Della paura del giudizio degli altri, si è occupato in modo particolare il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer, uno dei maggiori pensatori del XIX secolo. A tal proposito ti consigliamo di leggere la sua opera dal titolo “Il giudizio degli altri”, nota anche come “L’arte di ignorare il giudizio degli altri”. Un titolo che è tutto un programma.

Paura del giudizio degli altri: aforismi per superarla

Adesso ti sarà chiaro perché riteniamo che, per contrastare la paura del giudizio degli altri, è fondamentale rafforzare la fiducia in se stessi.

Per stimolarti a fare questo, abbiamo stilato per te una raccolta di citazioni sulla pauraaforismi sul giudicare.

  • «Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere così come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore» – Charlie Chaplin;
  • «Sono poche le persone che pensano, però tutte vogliono giudicare» – Re Federico il Grande;
  • «Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido» – Albert Einstein;
  • «Non possiamo mai giudicare le vite degli altri, perché ogni persona conosce solo il suo dolore e le sue rinunce. Una cosa è sentire di essere sul giusto cammino, ma un’altra è pensare che il tuo sia l’unico cammino» – Paulo Coelho;
  • «È sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili» – Marcello Marchesi;
  • «Non si devono giudicare gli uomini come si giudica un quadro o una statua, a un primo e unico sguardo. C’è un’interiorità e un animo che occorre approfondire» – Jean de La Bruyère;
  • «È molto più difficile giudicare se stessi che giudicare gli altri» – Antoine de Saint-Exupery;
  • «La gente che non fa niente, è sempre la prima che fa delle critiche a tutto» – Charles Spurgeon.

E con questa rassegna di frasi sulla gente e aforismi su chi giudica speriamo di essere riusciti a farti superare una volta per tutte la paura del giudizio degli altri. Se vuoi conoscere i migliori studi sulle fobie sociali, dai un’occhiata alla lista completa dei Corsi di Laurea e dei Master area psicologia Unicusano.

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento: attività istituzionali dell'Università, la stessa potrà raccogliere i suoi dati personali, inseriti durante la compilazione dei Form predisposti online e cartacei, potrà pertanto successivamente trattare i suoi dati ai fini dell’instaurazione del rapporto di iscrizione ai corsi di laurea e post laurea, compresa l’attività di orientamento degli studenti per la scelta del percorso universitario; attività di informative promozionali telematiche dei corsi universitari e post-universitari, corsi di specializzazione e simili; attività contabili e amministrative relative alla corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie per legge, ovvero all’adempimento di disposizioni delle Autorità pubbliche e degli organismi di vigilanza preposti agli accertamenti. 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Tuttavia, tali dati personali essendo necessari, oltre che per finalità di legge e/o regolamento, per instaurare il rapporto di iscrizione ai corsi di studio laurea, post laurea e perfezionamento e/o inerente le attività da noi gestite e/o per l’instaurazione del rapporto previdenziale, contrattuale o assicurativo; al fine di dare esecuzione alle relative obbligazioni, il rifiuto di fornirli alla nostra Università potrebbe determinare l’impossibilità di instaurare o dare esecuzione al suddetto rapporto. I vostri dati possono essere conservati oltre il periodo strettamente indispensabile previsto dagli obblighi di legge e comunque al solo fine di fornire ulteriori garanzie a nostri studenti. Diritti dell’interessato, limitazione del trattamento, diritto alla portabilità e diritto di proporre azione innanzi al Garante privacy (c. d reclamo previsto dal regolamento europeo 2016/679/UE) Ai sensi del regolamento europeo sopra citato, Voi avete diritto di essere informati sul nome, la denominazione o la ragione sociale ed il domicilio, la residenza o la sede del titolare e del responsabile del trattamento, e circa le finalità e le modalità dello stesso, nonché di ottenere senza ritardo, a cura del titolare: a) la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che Vi riguardano, anche se non ancora registrati, e la comunicazione in forma intelligibile dei medesimi dati e della loro origine, nonché della logica e delle finalità su cui si basa il trattamento: detta richiesta può essere rinnovata, salva l’esigenza per giustificati motivi; b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati eventualmente trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; c) l’aggiornamento, la rettificazione, ovvero, qualora Vi abbiate interesse, l’integrazione dei dati; d) l’attestazione che le operazioni di cui ai punti b) e c) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si riveli impossibile o comporti un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. Oltre ai diritti sopra elencati in qualità di interessati, nei limiti di quanto previsto dal nuovo regolamento europeo, potrete esercitare i diritti di limitazione del trattamento, di opposizione allo stesso ed il diritto alla portabilità esclusivamente per i dati personali da Voi forniti al titolare secondo l’art. 20 del regolamento citato. La informiamo inoltre che il base al Codice della Privacy e al nuovo regolamento europeo potrete proporre azioni a tutela dei Vostri diritti innanzi al Garante per la protezione dei dati personali, c.d. reclamo previsto dal all’art. 77 del predetto regolamento. Si informa infine che nei limiti nei quali sarà ritenuto applicabile al trattamento dei dati che Vi riguardano potrete esercitare un diritto di revoca del consenso al trattamento dei dati comunicando tale revoca al titolare del trattamento.

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