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Come funziona il sistema elettorale italiano?

Nel 2018, gli elettori italiani hanno espresso il loro voto nell’ambito di un nuovo sistema elettorale. Tuttavia, questa è la quarta volta in 25 anni che il parlamento italiano modifica la riforma legislativa.

Per capire come funzionano oggi la politica e le elezioni italiane, è necessario prima partire dallo sviluppo politico e dalla storia dell’Italia post-Seconda Guerra Mondiale.

La nascita della Repubblica

Dopo gli eccessi del fascismo sotto Mussolini e il trauma della seconda guerra mondiale, l’Italia si trasformò da monarchia in repubblica optando per un sistema parlamentare bicamerale, composto da una Camera dei deputati (con 630 membri eletti) e da un Senato (315 membri eletti). Affinché qualsiasi legge venga approvata in Italia, ha bisogno dell’approvazione di entrambe queste camere.

Il sistema è progettato per mitigare un controllo eccessivo da parte di qualsiasi leader: il primo ministro che guida il governo ha bisogno del sostegno di entrambe le camere.

Mentre la maggior parte del potere spetta al Parlamento, l’Italia mantiene un presidente della Repubblica che viene eletto da un collegio elettorale speciale per 7 anni. Il ruolo è in pratica principalmente cerimoniale, ma ha ancora importanti responsabilità come nominare il primo ministro e garantire che la costituzione sia rispettata.

L’instabilità diventa la nuova normalità

Per decenni dopo la seconda guerra mondiale, l’Italia è stata rinomata tra le democrazie occidentali per l’instabilità dei suoi governi. Il sistema di voto è stato per lungo tempo strettamente proporzionale e, data la significativa frammentazione degli elettori in molti partiti, nessun partito a partire dagli anni ’50 in poi poteva raggiungere una maggioranza elettorale a sé stante.

Tra il 1946 e il 1994 si sono succeduti più di 60 governi. Le notizie quotidiane erano in genere focalizzate sulla crisi politica, sui governi in bilico e sulla complicata costituzione di coalizioni multipartitiche instabili.

La coalizione più conosciuta di quell’epoca è forse il cosiddetto Pentapartito – una complessa coalizione a cinque partiti che si estendeva dal Partito socialista di centrosinistra al Partito liberale conservatore. Eppure, durante tutto questo tempo, vi fu una relativa stabilità: la Democrazia Cristiana spopolava e furono fatti molti sforzi per tenere il governo nazionale fuori dalle mani del Partito Comunista Italiano (PCI).

La crisi in parlamento fu accompagnata tafferugli in strada – e la fine degli anni ’60 e gli anni ’80 furono anni difficili contrassegnati violenza politica e terrorismo. In questo contesto si inserisce il rapimento e l’assassinio dell’ex primo ministro Aldo Moro nel 1978 da parte delle Brigate Rosse, un’organizzazione terroristica di estrema sinistra.

La Seconda Repubblica

All’inizio degli anni ’90, stufi delle turbolenze politiche e dello scandalo di Tangentopoli, gli italiani hanno votato per una significativa riforma nel 1993, portando a quello che è considerato l’inizio della seconda Repubblica italiana nel 1994.

È stato introdotto un nuovo sistema di voto per ridurre l’instabilità e vecchi partiti come i Democratici Cristiani e il Partito Socialista, in gran parte spazzati via. Iniziò un significativo processo di significativo riallineamento politico. Di conseguenza, anche il Partito comunista italiano si dissolse in gran parte attraverso una serie di trasformazioni e divisioni tra puristi della dottrina e una più ampia base più socialdemocratica.

Il più grande successore del partito può ora essere identificato con il Partito Democratico di centrosinistra al potere.

Un nuovo sistema elettorale

Nel perseguimento di governi più stabili, l’Italia ha attuato una serie di riforme elettorali dall’inizio della sua seconda Repubblica. L’ultima di queste è stata un’importante riforma approvata nel 2017, che ha creato un nuovo sistema di voto. Il risultato è “Rosatellum bis“, un nome che deriva da Ettore Rosato, membro della Camera dei Deputati, e leader del Partito Democratico.

Il Rosatellum sostituisce la precedente legge elettorale italiana del 2015, nota come Italicum (valida solo per la Camera dei deputati) e la previgente legge Calderoli (in vigore per il Senato della Repubblica, non abrogata dall’Italicum), ambedue soggette a pronunce di parziale incostituzionalità da parte della Corte costituzionale.

Con questa nuova riforma elettorale, in ciascuno dei due rami del Parlamento, il 37% dei seggi assembleari è attribuito con un sistema maggioritario uninominale a turno unico, mentre il 61% degli scranni viene ripartito fra le liste concorrenti mediante un meccanismo proporzionale corretto con diverse clausole di sbarramento. Le candidature per quest’ultima componente sono presentate nell’ambito di collegi plurinominali, a ognuno dei quali spetta un numero prefissato di seggi; l’elettore non dispone del voto di preferenza né del voto disgiunto. La Costituzione stabilisce altresì che dodici deputati e sei senatori debbano essere prescelti dai cittadini italiani residenti all’estero.

Per ottenere i seggi assegnati tramite rappresentanza proporzionale, i partiti devono ottenere almeno il 3 % dei voti in entrambe le camere. Al contrario, se un numero maggiore di partiti decide di formare una coalizione, deve raggiungere una soglia minima del 10%. Se un partito all’interno di una coalizione non raggiunge la soglia, gli altri partiti alleati divideranno i voti tra di loro.

Le nuove circoscrizioni

La legge stabilisce una nuova suddivisione del territorio nazionale in circoscrizioni: 20 per il Senato della Repubblica (coincidenti con le regioni come nelle precedenti leggi elettorali) e 28 per la Camera dei deputati (una in più, in Lombardia). Ciascuna circoscrizione è a sua volta suddivisa in collegi uninominali ed in collegi plurinominali:

  • per il Senato della Repubblica sono previsti, ripartiti nelle venti circoscrizioni senatoriali proporzionalmente alla popolazione di ciascuna, sulla base dell’ultimo censimento generale, 116 collegi uninominali. I restanti collegi sono plurinominali e vengono costituiti mediante aggregazione di collegi uninominali contigui in modo tale da esprimere un numero di seggi non inferiore a due e non superiore a otto.
  • Per la Camera dei deputati sono previsti – ripartiti nelle ventotto circoscrizioni proporzionalmente alla popolazione di ciascuna, sulla base dell’ultimo censimento generale – 232 collegi uninominali. I restanti collegi sono plurinominali e sono costituiti, di norma, dall’aggregazione di collegi uninominali contigui e tali che a ciascuno di essi sia assegnato, di norma, un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a otto.
  • il Molise dispone di tre collegi uninominali: due per la Camera ed uno per il Senato.
I collegi elettorali uninominali e plurinominali per l’elezione del Senato della Repubblica

Il Governo si avvalgono di una commissione composta dal presidente dell’ISTAT e da dieci esperti in materia elettorale; il termine per il parere parlamentare da parte delle commissioni competenti per materia è di 15 giorni (dalla data di trasmissione da parte del Governo).

Liste corte bloccate

I partiti o i gruppi politici possono presentarsi (così alla Camera come al Senato) come lista singola o in coalizione unica a livello nazionale. I partiti in coalizione presentano candidati unitari nei collegi uninominali.

Nei collegi plurinominali ciascuna lista è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine numerico: il numero dei candidati della lista non può essere inferiore alla metà, con arrotondamento all’unità superiore, dei seggi assegnati al collegio plurinominale, né può essere superiore al limite massimo di seggi assegnati al collegio plurinominale.

In tal modo, con l’intento di superare le censure della Corte costituzionale alla legge Calderoli, si prevede che i candidati nei collegi plurinominali proporzionali siano di fatto indicati in liste corte (appunto tra i 2 e i 4 nominativi) in modo da essere singolarmente riconoscibili dall’elettore.

Non è prevista l’espressione di voti di preferenza, cosicché nei collegi plurinominali, determinato il numero degli eletti che spettano a ciascuna lista, i candidati vengono eletti secondo l’ordine fissato al momento della presentazione della lista stessa.

Conseguire una laurea in scienze politiche a Bari con Unicusano può essere di fondamentale importanza per comprendere i mutamenti non soltanto politici, ma anche sociali ed economici della nostra società.

 

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Macroeconomia: definizione e principi di base

Le teorie economiche possono offrire spunti illuminanti sul funzionamento dei sistemi economici e sulle conseguenze a lungo termine di determinate politiche e decisioni.

In particolar modo, la macroeconomia tenta di misurare il rendimento di un’economia, capire quali forze la guidano e come migliorarne l’andamento. La teoria macroeconomica può anche aiutare le singole imprese e gli investitori a prendere decisioni migliori attraverso una comprensione più approfondita delle dinamiche economiche.

Alcune delle domande chiave poste dalla macroeconomia includono: Cosa causa la disoccupazione? Cosa causa l’inflazione? Cosa crea o stimola la crescita economica?

Cos’è la macroeconomia

La macroeconomia è una branca dell’economia che studia come si comporta un’economia globale – ovvero i sistemi di mercato che operano su larga scala. La macroeconomia prende in considerazione fenomeni economici come l’inflazione, i livelli dei prezzi, il tasso di crescita economica, il reddito nazionale, il prodotto interno lordo (PIL) e le variazioni della disoccupazione.

I macroeconomisti sviluppano modelli che spiegano le relazioni tra questi fattori. Tali modelli macroeconomici, e le relative previsioni prodotte, sono utilizzati da entità governative per aiutare nella costruzione e valutazione della politica economica, monetaria e fiscale; dalle imprese per stabilire la strategia nei mercati nazionali e globali; fino agli investitori per prevedere e pianificare i movimenti in varie classi di attività.

Aree di ricerca macroeconomica

La macroeconomia è un campo piuttosto ampio, ma due aree specifiche di ricerca sono rappresentative di questa disciplina. La prima area riguarda i fattori che determinano la crescita economica a lungo termine o gli aumenti del reddito nazionale. L’altra riguarda le cause e le conseguenze delle fluttuazioni a breve termine del reddito e dell’occupazione nazionali, noto anche come ciclo economico.

La crescita economica si riferisce ad un aumento della produzione aggregata in un’economia. I macroeconomisti cercano di comprendere i fattori che promuovono o ritardano la crescita economica al fine di sostenere le politiche economiche in grado di promuovere lo sviluppo, il progresso e l’innalzamento del tenore di vita.

Sovrapposti alle tendenze di crescita macroeconomica a lungo termine, i livelli e i tassi di variazione delle principali variabili macroeconomiche come l’occupazione e la produzione nazionale subiscono fluttuazioni, espansioni e recessioni, in un fenomeno noto come il ciclo economico. La crisi finanziaria del 2008 è un chiaro esempio recente e la Grande Depressione degli anni ’30 fu in realtà lo slancio per lo sviluppo della più moderna teoria macroeconomica.

Scuole di pensiero macroeconomico

Il campo della macroeconomia è organizzato in molte diverse scuole di pensiero, con opinioni diverse su come operano i mercati e i loro partecipanti.

  • Classica. Gli economisti classici ritengono che prezzi, salari e tariffe siano flessibili e che i mercati siano sempre chiari, basandosi sulle teorie originali di Adam Smith.
  • Keynesiana. I keynesiani, che riconducono la loro dottrina all’opera di Maynard Keynes, si concentrano sulla domanda aggregata come fattore principale in questioni come la disoccupazione e il ciclo economico. Gli economisti keynesiani ritengono che il ciclo economico possa essere gestito mediante un intervento attivo del governo attraverso la politica fiscale (spendendo di più in recessioni per stimolare la domanda) e la politica monetaria (stimolando la domanda con tassi più bassi). Gli economisti keynesiani ritengono inoltre che vi siano alcune rigidità nel sistema, che impediscono la corretta compensazione dell’offerta e della domanda.
  • Monetarista. La scuola monetaria è in gran parte attribuita alle opere di Milton Friedman. Gli economisti monetaristi ritengono che il ruolo del governo sia tenere a bada l’inflazione controllando l’offerta di moneta. I monetaristi credono che i mercati siano generalmente chiari e che i partecipanti abbiano aspettative razionali. I monetaristi respingono l’idea keynesiana secondo cui i governi possono “gestire” la domanda e che i tentativi di farlo sono destabilizzanti e probabilmente portano all’inflazione.
  • Nuova keynesiana. La nuova scuola keynesiana tenta di aggiungere basi microeconomiche alle tradizionali teorie economiche keynesiane. Mentre i nuovi keynesiani ritengono che le famiglie e le imprese operino sulla base di aspettative razionali, continuano a sostenere l’esistenza di una varietà di fallimenti del mercato, inclusi prezzi e salari non adeguati. A causa di questa “viscosità”, il governo può migliorare le condizioni macroeconomiche attraverso la politica fiscale e monetaria.
  • Neoclassica. L’economia neoclassica presuppone che le persone abbiano aspettative razionali e si sforzino di massimizzare la loro utilità. Questa scuola presume che le persone agiscano in modo indipendente sulla base di tutte le informazioni che possono ottenere. L’idea di marginalismo e massimizzazione dell’utilità marginale è attribuita alla scuola neoclassica, così come l’idea che gli agenti economici si muovano sulla base di aspettative razionali. Poiché gli economisti neoclassici ritengono che il mercato sia sempre in equilibrio, la macroeconomia si concentra sulla crescita dei fattori di offerta e sull’influenza dell’offerta della moneta sui livelli dei prezzi.
  • Nuova classica. La nuova scuola classica è costruita in gran parte sulla scuola neoclassica. La nuova scuola classica sottolinea l’importanza della microeconomia e dei modelli basati su tale comportamento. I nuovi economisti classici ritengono che tutti gli agenti cerchino di massimizzare la loro utilità e abbiano aspettative razionali. Ritengono inoltre che la disoccupazione sia in gran parte volontaria e che la politica fiscale discrezionale stia destabilizzante, mentre l’inflazione può essere controllata con la politica monetaria.
  • Austriaca. La scuola austriaca è una vecchia scuola di economia che sta riscuotendo un certo risveglio di popolarità. Gli economisti scolastici austriaci ritengono che il comportamento umano sia troppo idiosincratico da carpire con le analisi e che l’intervento del governo sia inevitabile. La scuola austriaca ha fornito utili teorie e spiegazioni sul ciclo economico, sulle implicazioni dell’intensità di capitale e sull’importanza dei tempi e dei costi di opportunità nella determinazione del consumo e del valore.

Distinguere la microeconomia dalla macroeconomia

Ci sono due lati nello studio dell’economia: la macroeconomia e la microeconomia. Come suggerisce il termine, la macroeconomia prende in considerazione lo scenario complessivo generale dell’economia. In parole povere, si concentra sul modo in cui l’economia si comporta nel suo insieme e quindi analizza come i diversi settori dell’economia si relazionano tra loro per capire come funziona nell’insieme. Ciò include l’esame di variabili quali disoccupazione, PIL e inflazione.

Al contrario, la microeconomia si focalizza sulle scelte economiche che muovono gli individui, generalmente classificati in sottogruppi, come acquirenti, venditori e imprenditori. Questi attori interagiscono tra loro secondo le leggi della domanda e dell’offerta di risorse, usando i tassi di denaro e di interesse come meccanismi di determinazione del prezzo.

I fattori studiati sia in microeconomia che in macroeconomia in genere si influenzano a vicenda. Ad esempio, il livello di disoccupazione nell’economia nel suo insieme ha un effetto sull’offerta di lavoratori che un’azienda può assumere.

Una distinzione chiave tra micro e macroeconomia è che gli aggregati macroeconomici possono talvolta comportarsi in modi molto diversi o addirittura al contrario di come facciano le variabili microeconomiche analoghe. Ad esempio, Keynes ha proposto il cosiddetto Paradox of Thrift, il quale sostiene che, mentre per un individuo il risparmio di denaro può essere la chiave per la creazione di ricchezza, se questa dinamica diventasse collettiva, si verificherebbe un rallentamento nell’economia.

Se stai appena iniziando a conoscere la teoria economica, comprendere la macroeconomia è il primo passo per avere una panoramica globale di come funziona effettivamente l’intera economia.

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I 6 migliori libri sui sogni da leggere

Tutti sognano, e tutti i sogni hanno un significato preciso a livello inconscio. L’idea alla base dell’interpretazione dei sogni, che è stata sostenuta all’inizio da studiosi del calibro di Sigmund Freud e Carl Jung, è che se si riesce a registrare e interpretare i sogni, è possibile aiutare consapevolmente a capire eventuali conflitti e traumi. I sogni, come concordano molti psicologi, scienziati e teorici, sono importanti meccanismi di elaborazione che le nostre menti hanno sviluppato per aiutarci a gestire le nostre emozioni, conflitti e stress quotidiani. Comprendere i sogni è la chiave per capire l’inconscio. 

Nel corso del secoli, la letteratura ha approfondito tecniche, simboli e pratiche per l’interpretazione dei sogni. I libri possono dare le basi per decifrarli, ma soltanto uno studio accademico specifico, come quello della facoltà di psicologia di Bari, può fornire gli strumenti per l’analisi dell’inconscio.

Sigmund Freud – L’interpretazione dei sogni

L’opera fondamentale di Freud, pubblicata nel 1900 per inaugurare il nuovo secolo, espone la sua nota teoria e analisi dei sogni facendo affidamento su ricerche e casi di studio per descrivere come funzionano e come interpretarliIl lavoro trasmette non solo la comprensione dei sogni di Freud, ma anche le sue idee preliminari sul funzionamento mentale. Esamina le complessità strutturate del pensiero inconscio e la complessa relazione tra sogno e pensiero razionale. Per Freud, “l’interpretazione dei sogni era la strada reale per la conoscenza delle attività inconsce della mente”. Sebbene l’interpretazione dei sogni potrebbe non essere la lettura più semplice, fornirà una solida base di conoscenza sull’argomento.

Carl Jung – Il libro rosso

Pubblicato postumo nel 2019, il Libro Rosso raccoglie i pensieri e le esperienze oniriche dello psichiatra svizzero. In queste pagine, Carl Jung ha ampliato la nozione dell’inconscio oltre il personale per includere l’universale, o ciò che ha chiamato l’inconscio collettivo. L’analisi del sogno junghiano implica il dialogo tra l’ego e l’inconscio, usando tecniche di interpretazione e immaginazione. L'”immaginazione attiva”, una tecnica sviluppata da Jung, dà voce alle immagini dei sogni usando forme di auto-espressione come il disegno, il movimento o la scrittura. 

Alice Robb – Perché sogniamo: il potere trasformativo del nostro viaggio notturno  

In questo libro del 2018, la giornalista scientifica Alice Robb accompagnerà i lettori in un viaggio per scoprire perché sogniamo, perché sognare è importante e come possiamo migliorare la nostra vita onirica – e perché dovremmo. Dopo un viaggio di ricerca in Perù, Alice Robb è rimasta affascinata dai sogni lucidi e ha iniziato a studiare perché i sogni sono vitali per la nostra salute emotiva e fisica. Attraverso i suoi incontri con scienziati all’avanguardia nella ricerca dei sogni, rivela come i sogni possano essere potenti strumenti per aiutarci a elaborare il dolore di una rottura della relazione, il dolore di perdere una persona cara e il trauma dopo un evento drammatico. Analogamente, gli incubi possono essere il sistema di allarme del nostro corpo per le malattie fisiche e mentali. Robb approfondisce anche l’affascinante scienza alla base del sogno lucido.

James Hillman – The Dream and the Underworld

Il libro di James Hillman, The Dream and the Underworld, espone la sua teoria radicale sui sogni. La sua scrittura è decostruttiva e destabilizzante, stimolando l’immaginazione del lettore ad apprendere il linguaggio dei sogni. Sentiva che sia Freud che Jung avevano trascurato il carattere sovversivo dei sogni, tanto da affermare: “Dobbiamo invertire la nostra solita procedura di traduzione del sogno in linguaggio ego e invece tradurre l’ego in linguaggio dei sogni. Questo significa fare un lavoro onirico sull’ego”. Hillman considera il sogno uno strumento per insegnare all'”ego eroico” come sognare e, nel farlo, come vivere il mondo in modo più completo.

Stephen Laberge e Howard Rheingold – Exploring the World of Lucid Dreaming

L’atto del sogno lucido, che è quello di avere una consapevolezza cosciente dello stato del sogno mentre dormi, è un’abilità che può essere formata con la pratica. Questo libro esplora i benefici del sogno lucido e fornisce gli strumenti necessari per iniziare a influenzare consapevolmente i risultati dei sogni, basandosi sugli studi condotti da LaBerge e Rheingold presso la Stanford University. LaBerge spera che le persone, applicando le tecniche del sogno lucido, possano sentirsi più forti, sicure e creative nella loro vita cosciente. 

Gordon Lawrence – Il sogno sociale

Il sogno sociale è un modo di lavorare con i sogni in gruppi sviluppati da Gordon Lawrence. Qui descrive le basi teoriche del sogno sociale e le sue applicazioni pratiche alla consulenza organizzativa, alla risoluzione dei conflitti e alle attività creative collaborative. Ha coniato il termine social dreaming matrix per evidenziare il potere generativo del lavoro collaborativo dei sogni e per differenziarlo dai gruppi che si concentrano sulle dinamiche interpersonali e dai tradizionali gruppi di sogni che lavorano su sogni singoli. In una social dreaming matrix, tutti i partecipanti possono condividere i sogni. Questo è un modo per abbandonare la proprietà individuale del sogno e diffondere i confini tra sé e l’altro. Attraverso la condivisione e l’associazione con le immagini dei sogni, emergono significati che allargano la dimensione personale di un sogno e approfondiscono la propria connessione con gli altri.

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Cos’è e cosa disciplina il diritto bancario

Non sorprenderà che il mondo bancario sia un settore altamente regolamentato. Quando si tratta di gestire denaro per conto di milioni di persone, le banche sono (ovviamente) obbligate dalla legge a seguire rigide regole e linee guida per proteggere i beni dei clienti.

Naturalmente, queste leggi differiscono da Paese a Paese. Stati come Regno Unito, Germania, Italia, Spagna e Francia hanno tutti sistemi abbastanza simili, ma non sono identici. Sta all’avvocato di diritto bancario destreggiarsi tra leggi e normative per tutelare l’interesse della banca o del suo cliente. Ma vediamo cos’è e come funziona il diritto bancario.

Cos’è il diritto bancario?

Il diritto bancario è l’insieme delle leggi che regolano il modo in cui le banche e gli altri istituti finanziari svolgono attività commerciali. Le banche devono rispettare una miriade a livello europeo, statale e persino locale. I legislatori creano regolamenti bancari al fine di garantire che le banche agiscano in modo equo e trasparente. Le normative bancarie sono in genere soggette ad aggiornamenti frequenti. Gli avvocati che si esercitano in quest’area della legge gestiscono diverse problematiche, dalle controversie con i clienti e i reclami contro una banca, alle controversie complesse tra istituzioni nazionali e straniere, i loro investitori, il governo e altre parti. Tuttavia, la maggior parte degli avvocati di diritto bancario viene assunta per fornire consulenza in merito alla conformità normativa. Le banche possono scegliere di mantenere un consulente interno a tale scopo o di chiedere assistenza presso uno studio legale indipendente.

Cosa regola il diritto bancario?

Gli obiettivi della regolamentazione bancaria variano a seconda delle giurisdizioni. Quelli più comuni sono:
  • Ridurre il livello di rischio a cui sono esposti i creditori bancari (vale a dire proteggere i depositanti) e contenere condizioni commerciali sfavorevoli per le banche in grado di causare gravi fallimenti bancari. 
  • Mettere freno al terrorismo e al riciclaggio di denaro. 
  • Proteggere la riservatezza bancaria.
  • Allocare il credito.
  • Consentire ai consumatori di effettuare operazioni bancarie con riservatezza e la massima trasparenza.
  • Fornire servizi bancari equi e pari opportunità per il settore bancario.

Il diritto bancario in Europa

A livello europeo, l’EBA vigila sul rispetto del diritto bancario per aumentare la trasparenza del sistema finanziario europeo e identificare i punti deboli nelle strutture di capitale delle banche. L’Autorità Bancaria Europea, che ha sede a Parigi, stabilisce gli standard tecnici vincolanti e le linee guida che tutti gli istituti finanziari dell’Unione devono rispettare. Queste norme, racchiuse nel Testo Unico Bancario favoriscono la creazione di condizioni di parità, offrendo al contempo un’elevata protezione a depositanti, investitori e consumatori. Anche l’azione della Banca d’Italia è regolamentata da questo testo. Un altro compito dell’EBA è quello di valutare i rischi e le vulnerabilità nel settore bancario europeo al fine di prevenire situazioni di crisi. Ha anche il potere di scavalcare i regolatori nazionali se non riescono a regolare correttamente le loro banche. Anche la BCE, la Banca Centrale Europea che gestisce la politica monetaria all’interno dell’Eurozona, può emanare norme giuridicamente vincolanti, sanzionando gli stati che non si adeguano a questi requisiti.

Di cosa si occupa un avvocato bancario?

Il diritto bancario è costituito da molteplici aree tecnicamente complesse e in costante evoluzione. Di conseguenza, gli avvocati in questo campo spesso si specializzano in una particolare area. Un avvocato bancario rappresenterà il mutuatario o il prestatore, e la sua azione si concentrerà sugli elementi transazionali di organizzazione delle transazioni. Indipendentemente dall’area specifica del settore bancario, gli avvocati in questo campo supportano le negoziazioni, la strutturazione e la gestione degli accordi finanziari e la conduzione con la dovuta diligenza. Un avvocato bancario dovrà bilanciare la conformità aderendo a tutte le leggi e i regolamenti applicabili (che spesso si trovano in più giurisdizioni) e mediare le parti aiutandole a raggiungere termini reciprocamente soddisfacenti. Quali sono le doti richieste ad un avvocato che si occupa di diritto bancario?
  • Buona conoscenza dei diversi tipi di prestito e del modo in cui le banche li strutturano;
  • La capacità di comprendere le ambizioni e gli obiettivi del cliente al fine di consigliarlo se i rischi e i benefici di un accordo sono utili e, in definitiva, indirizzarli verso i loro interessi;
  • Buone capacità personali per costruire e mantenere relazioni con i clienti, oltre a essere in grado di condensare informazioni complesse in consigli pratici che un cliente può comprendere e agire.

Chiunque voglia intraprendere questa strada, può frequentare la facoltà di giurisprudenza a Bari, che permette di specializzarsi nel settore del diritto bancario con interessanti sbocchi professionali.

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Scrivere la tesi in tre mesi: come organizzare il lavoro

Vorresti scrivere una tesi in tre mesi, ma non sai da dove cominciare? Non preoccuparti, noi dello staff dell’Università di Bari Niccolò Cusano abbiamo pensato di realizzare una guida per aiutarti a a capire come fare.

Prima di continuare sappi che è necessario armarsi di buona volontà e assumere un modus operandi fatto di disciplina e costanza. Dovrai dedicare ogni giorno alla scrittura della tesi, senza trovare scuse o procrastinare, fino a quando non arriverai al traguardo. Non esiste un tempo di scrittura tesi universale. Dipende tutto solo da te.
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Come aprire uno studio di Psicologia: i primi passi da fare

Vuoi dedicarti alla libera professione e ti stai chiedendo come aprire uno studio di psicologia?

In questa guida ti daremo le dritte necessarie per muovere i primi passi e diventare uno psicologo privato.

Scegliere di aprire uno studio di psicologia può essere un’esperienza tanto esaltante quanto demoralizzante. Le pratiche burocratiche sono tante e non sempre l’Università ti prepara ad affrontarle. Il rischio è di fare molti sbagli o, nel peggiore dei casi, di lasciar perdere perché scoraggiati da procedure lunghe e costose. Vediamo come è possibile evitare tutto questo.

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Come diventare consulente parlamentare: studi e possibilità

Ti stai chiedendo come diventare consulente parlamentare? Qual è il percorso di studi più indicato e quali sono le possibilità che offre questa professione? In questa guida ti sveleremo tutto.

I laureati hanno molte possibilità, tra cui quella di partecipare a numerosi concorsi pubblici come, per esempio, il concorso per consigliere parlamentare.

Lo stipendio annuo per un consulente parlamentare è molto elevato, motivo per cui molti decidono di partecipare al concorso.

Ma vincere non è così semplice: il concorso prevede una prova selettiva, una prova scritta e una prova orale, tutte basate su materie specifiche di cui parleremo più avanti.

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Quali sono le domande illegali ad un colloquio di lavoro?

Ti sei mai chiesto quali sono le domande illegali ad un colloquio di lavoro? Te lo sveliamo in quest’articolo.

Capita spesso che a un candidato vengano poste delle “domande a trabocchetto” che riguardano la sfera personale; talvolta anche domande discriminatorie. Il datore di lavoro, o chi per lui si occupa di recruitment, dovrebbe concentrarsi sulle capacità e le competenze del candidato: tutte le altre tipologie di domande non risultano necessarie ai fini del colloquio, e il più delle volte violano le disposizioni di legge che riguardano la tutela dei lavoratori.

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Qual è lo stipendio di un commercialista? Cosa dicono le statistiche

A quanto ammonta lo stipendio di un commercialista? Se stai per laurearti in Economia e commercio a Bari è arrivato per te il momento di chiederti quale professione svolgere dopo la laurea. Fare il commercialista è una delle possibilità professionali ed è lecito chiederti se quello del commercialista è un buon lavoro.

Prima di darti delle risposte chiariamo di cosa si occupa un commercialista.

La figura del commercialista è spesso vista come un esperto in materie fiscali o contabili, al quale si ci rivolge per tenere la contabilità di un’azienda o per redigere la dichiarazione dei redditi di un privato cittadino. Ma in realtà il commercialista accentra una serie molto più vasta di competenze.

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Studiare Scienze Politiche a Bari: ecco la tua migliore opportunità

Vorresti conseguire una laurea in Scienze Politiche a Bari, ma non sai a chi rivolgerti? Sei nel posto giusto al momento giusto: in questa guida ti daremo tutte le informazioni necessarie per poter studiare scienze politiche a Bari nonostante gli impegni, lavorativi e non, presenti nella vita di tutti i giorni.

L’università Telematica Unicusano, da sempre vicina alle esigenze dei suoi studenti, ha introdotto, tra le altre, anche una facoltà di Scienze Politiche a Bari. Importante per formare i professionisti che sappiano comprendere, valutare e gestire le problematiche pubbliche e private delle complesse società moderne. Andiamo a scoprirne di più.

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento: attività istituzionali dell'Università, la stessa potrà raccogliere i suoi dati personali, inseriti durante la compilazione dei Form predisposti online e cartacei, potrà pertanto successivamente trattare i suoi dati ai fini dell’instaurazione del rapporto di iscrizione ai corsi di laurea e post laurea, compresa l’attività di orientamento degli studenti per la scelta del percorso universitario; attività di informative promozionali telematiche dei corsi universitari e post-universitari, corsi di specializzazione e simili; attività contabili e amministrative relative alla corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie per legge, ovvero all’adempimento di disposizioni delle Autorità pubbliche e degli organismi di vigilanza preposti agli accertamenti. Il Titolare del trattamento e il Responsabile della protezione dei dati personali Titolare del trattamento dei Vostri dati è l’Università Niccolò Cusano – Telematica Roma, con sede in Roma, Via Don Carlo Gnocchi, 3, con Email: privacy@unicusano.it; tramite il https://www.unicusano.it/ è conoscibile l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili del trattamento o destinatari. Si informa a tal riguardo che la nostra Università ha provveduto a nominare il proprio Responsabile della protezione dei dati personali (c.d. RPD) l’avvocato Daniela Sasanelli ad ulteriore garanzia dei diritti dell’interessato e come unico punto di contatto con l’Autorità di Controllo, il nostro RPD potrà essere contattato alla seguente email: privacy@unicusano.it Per lo svolgimento di parte delle nostre attività ci rivolgiamo anche a soggetti terzi per l’effettuazione di elaborazioni di dati necessarie per l’esecuzione di particolari compiti e di contratti. I Vostri dati personali potranno, pertanto, essere da noi comunicati a destinatari esterni alla nostra struttura, fermo restando che nessuna diffusione è prevista di tali dati personali a soggetti indeterminati. Tali soggetti verranno nominati responsabile del trattamento. Conferimento dei dati personali e periodo di conservazione degli stessi Il conferimento da parte Vostra dei dati personali, fatta eccezione per quelli previsti da specifiche norme di legge o regolamento, rimane facoltativo. Tuttavia, tali dati personali essendo necessari, oltre che per finalità di legge e/o regolamento, per instaurare il rapporto di iscrizione ai corsi di studio laurea, post laurea e perfezionamento e/o inerente le attività da noi gestite e/o per l’instaurazione del rapporto previdenziale, contrattuale o assicurativo; al fine di dare esecuzione alle relative obbligazioni, il rifiuto di fornirli alla nostra Università potrebbe determinare l’impossibilità di instaurare o dare esecuzione al suddetto rapporto. I vostri dati possono essere conservati oltre il periodo strettamente indispensabile previsto dagli obblighi di legge e comunque al solo fine di fornire ulteriori garanzie a nostri studenti. Diritti dell’interessato, limitazione del trattamento, diritto alla portabilità e diritto di proporre azione innanzi al Garante privacy (c. d reclamo previsto dal regolamento europeo 2016/679/UE) Ai sensi del regolamento europeo sopra citato, Voi avete diritto di essere informati sul nome, la denominazione o la ragione sociale ed il domicilio, la residenza o la sede del titolare e del responsabile del trattamento, e circa le finalità e le modalità dello stesso, nonché di ottenere senza ritardo, a cura del titolare: a) la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che Vi riguardano, anche se non ancora registrati, e la comunicazione in forma intelligibile dei medesimi dati e della loro origine, nonché della logica e delle finalità su cui si basa il trattamento: detta richiesta può essere rinnovata, salva l’esigenza per giustificati motivi; b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati eventualmente trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; c) l’aggiornamento, la rettificazione, ovvero, qualora Vi abbiate interesse, l’integrazione dei dati; d) l’attestazione che le operazioni di cui ai punti b) e c) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si riveli impossibile o comporti un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. Oltre ai diritti sopra elencati in qualità di interessati, nei limiti di quanto previsto dal nuovo regolamento europeo, potrete esercitare i diritti di limitazione del trattamento, di opposizione allo stesso ed il diritto alla portabilità esclusivamente per i dati personali da Voi forniti al titolare secondo l’art. 20 del regolamento citato. La informiamo inoltre che il base al Codice della Privacy e al nuovo regolamento europeo potrete proporre azioni a tutela dei Vostri diritti innanzi al Garante per la protezione dei dati personali, c.d. reclamo previsto dal all’art. 77 del predetto regolamento. Si informa infine che nei limiti nei quali sarà ritenuto applicabile al trattamento dei dati che Vi riguardano potrete esercitare un diritto di revoca del consenso al trattamento dei dati comunicando tale revoca al titolare del trattamento.

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